Yannick Gouchan (Aix Marseille Université, CAER, Aix-en-Provence, France)
Lo spatial turn è un’espressione coniata dal geourbanista americano Edward Soja nel 1989, che a tal proposito parlava di una «postmodern critical human geography» (Soja, 1989). Questa svolta spaziale emerse alla fine degli anni ‘80, in un contesto di generale riqualificazione teorica della categoria dello spazio ad opera delle scienze umane e sociali. Essa si registra come risultato dell’incontro tra la sociologia dello spazio di matrice marxista e la geografia umana di ispirazione postmoderna. L’interpretazione dello spatial turn come un’attenzione portata in modo specifico al paesaggio sociale si può far risalire tuttavia già al geografo britannico Denis Cosgrove (Cosgrove, 1984). Tramite l’appropriazione dell’approccio spaziale, questo fenomeno cominciò a diffondersi nelle discipline scientifiche durante gli anni ‘90, basti citare gli esempi della “svolta geografica” (Lévy, 1999) e, per gli studi letterari, del metodo geocritico. Infine il fenomeno divenne una corrente di ricerca ben definita negli anni 2000, tuttora dibattuta e oggetto di articoli, saggi e convegni che propongono teorizzazioni varie, applicazioni o discussioni critiche.
A partire dal concetto iniziale che appartiene al campo delle postmodern geographies, la svolta spaziale riconosce più in generale la condizione spaziale nelle società postmoderne nonché le categorie dello spazio nella teoria sociale critica (Volvey, Stock & Calbérac, 2021), riconoscendo il ruolo fondamentale dello spazio nella comprensione dei fenomeni politici, sociali, antropologici e culturali. Esso viene preso in conto in ogni costruzione del sapere umano al pari della storicità. Si tratta quindi di un concetto che intende superare la dimensione a-spaziale – ossia despazializzata – facendo riferimento a un approccio spaziale della storia, delle scienze e delle arti, delle scienze della cultura e della produzione letteraria, come conseguenza di quella “svolta linguistica” avvenuta durante il periodo del Post-strutturalismo, negli anni ‘70 e ‘80, che aveva rinforzato il ruolo del linguaggio nella costruzione sociale del mondo.
Lo spazio non viene solo considerato come oggetto di studio, bensì come prospettiva sulle società umane e le loro produzioni culturali. Perciò la svolta spaziale presta un’attenzione particolare allo spazio inteso come fenomeno sociale, e dunque ai rapporti di interazione reciproca tra spazialità differenti e socialità delle diverse pratiche spaziali. A tal proposito va ricordata l’opera pionieristica, secondo una prospettiva marxista, del sociologo e filosofo francese Henri Lefebvre che considera lo spazio geografico come un prodotto e un fenomeno sociale (Lefebvre, 1974), in sintonia con il filosofo Michel Foucault secondo cui la geografia plasma i processi sociali (Foucault, 1976).
La prospettiva spaziale applicata allo studio della storia riconosce l’ambiente fisico e il territorio al fine di definire un periodo lungo, in modo da superare una visione della storia dominata dagli eventi politici. In questo rifiuto della scrittura della storia fondata sui soli eventi, a favore invece della geografia fisica, fondamentale fu la figura di Fernand Braudel che usò i dati forniti dallo spazio marittimo per capire l’evoluzione del territorio mediterraneo e dei suoi gruppi sociali. In tal senso va inoltre menzionato il fatto che tale prospettiva venga oggi parzialmente rimessa in discussione dallo storico inglese David Abulafia, il quale, per scrivere la storia mediterranea, mostra persino di prediligere la dimensione umana (le interazioni fra società, i conflitti e i contatti, i flussi di popolazione e di merci) su quella spaziale (Abulafia, 2011).
Tale rivalutazione dello spazio come pratica sociale ebbe un effetto di mutazione epistemologica nelle scienze umane, poiché i fatti umani e sociali vennero considerati nello spazio e non solo nel tempo, con delle applicazioni nelle discipline umanistiche, prevalentemente in ambito artistico e letterario. Fra le applicazioni possibili dell’approccio spaziale alla letteratura, si possono studiare la geografia e la tipologia dei luoghi letterari, nonché le modalità di rappresentazione dei luoghi. Per quanto riguarda lo studio delle pratiche culturali letterarie, vanno menzionati due lavori italiani di riferimento, precedenti o posteriori alla teorizzazione anglosassone della svolta spaziale in ambito strettamente geografico postmoderno: il lavoro di Carlo Dionisotti che ha puntato sulle coordinate spazio-temporali nella storia della letteratura (Dionisotti, 1967), e il lavoro di Franco Moretti sulle carte-atlanti della produzione letteraria narrativa europea (Moretti, 1997). Tutti e due usano i dati della geografia fisica, storica, culturale come strumenti per analizzare la produzione letteraria e definire una spazialità del testo letterario. Ma già, nei remoti anni 1940 un approccio spaziale della letteratura aveva dato luogo a un saggio pionieristico del francese André Ferré dedicato alla geografia letteraria, fondato sul fatto che le opere non sono nate solo in tempi ma anche in luoghi (Ferré, 1946). Si potrebbe persino risalire ai lavori della scrittrice e intellettuale francese dell’età romantica Madame de Staël, tra XVIII e XIX secolo, sul confronto tra la produzione letteraria dei paesi dell’Europa settentrionale e di quella meridionale, secondo un approccio che unisce la sociologia, le istituzioni e i dati della geografia. Dopo Ferré, Dionisotti, Moretti e con la progressiva diffusione dello spatial turn, si è imposto un nuovo paradigma negli studi letterari che vide il ritorno del reale e dello spazio come struttura dinamica della diegesi, e non come un semplice scenario o una modalità descrittiva. In effetti, con la svolta spaziale si rinforza l’analisi della rappresentazione dei luoghi nella letteratura, quindi l’iscrizione dei dati spaziali nei metodi d’analisi degli studi letterari, definita come "geografia letteraria" dal francese Michel Collot (Collot, 2014 e 2021), quello che costituisce un punto di partenza imprescindibile per la creazione e lo studio del turismo letterario, nel campo delle scienze del patrimonio. Nel nuovo paradigma della spazialità nelle scienze umane si cerca di delineare una testualizzazione dello spazio e una spazializzazione del testo (Brazelli, 2020), mediante i vari concetti di distanza, limite, territorio, paesaggio, localizzazione, insularità, ecc., secondo una concezione metaforica dello spazio inteso come strumento di conoscenza.
La trasposizione delle nozioni e dei dibattiti sulla svolta spaziale in ambito letterario – talvolta chiamata topographic turn, oppure cartographic turn (Hallet & Neumann, 2009) – ha fatto emergere alcune correnti negli ultimi trent’anni. Fra queste, si possono evidenziare tre correnti attive e diffuse: la geografia letteraria, la geopoetica e la geocritica. La geografia letteraria (Collot, 2014) contempla il contesto spaziale della scrittura e della produzione letteraria, ossia una disamina del fatto letterario e degli immaginari di scrittori nello spazio (Moretti, 1997). Invece se si considera la letteratura come un elemento per informare la geografia, cioè non la letteratura considerata nello spazio bensì la spazialità nella letteratura come elemento per comprendere il mondo (Rosemberg, 2016), ci si orienta verso le altre due grandi correnti critiche. Da una parte verso la sensibilità geopoetica che studia i rapporti fra lo spazio, la creazione di forme letterarie e la percezione umana del mondo-Terra, secondo una coscienza geografica, molto vicina al concetto di "pensiero-paesaggio" (Collot, 2011) che propone un modello per inventare una nuova forma di razionalità, applicata all’interpretazione di opere letterarie. Dall’altra verso la geocritica che si occupa delle rappresentazioni reali o immaginarie dello spazio nei testi, secondo una prospettiva “geocentrata” e non più “egocentrata”, perfino sempre più “ecocentrata”, in consonanza con l’ecocriticism di matrice anglosassone, nel contesto della crisi ambientale dell’Antropocene; si tratta in questo caso dell’ecologia letteraria.
È necessaria la convergenza interdisciplinaria per attuare una de-compartimentazione fra geografia (in particolare la cartografia), storia, storia delle scienze, storia dell’arte, filosofia (verso la geofilosofia), letteratura (verso la geopoetica e la geocritica), urbanismo, economia sociologia, antropologia, diritto, per tenere conto della dimensione spaziale dei fenomeni sociali (Warf e Arias, 2009). Lo spatial turn ha quindi permesso di riposizionare lo spazio come dimensione fondamentale delle società e degli individui.
La letteratura è legata alla realtà territoriale e geografica, quindi contribuisce alla costituzione degli spazi che vuole rappresentare. Questi spazi offrono delle potenzialità di pratiche turistiche culturali. Il turismo letterario potrebbe essere considerato un’estensione della svolta spaziale applicata agli studi letterari.
Per quanto riguarda alcune applicazioni dello spatial turn alla disciplina del turismo letterario, si tratta di studiare per esempio la spazialità delle pratiche letterarie secondo una prospettiva sociologica, come i luoghi letterari di socializzazione: per esempio i caffè letterari o le librerie (Cfr. in questo e-dictionary le voci Bookshop Tourism e Literary cafés). In questo caso, l'obiettivo è motivare le persone a visitare un luogo pubblico specifico in base alla sua memoria collettiva o individuale legata a una forma di socializzazione della creazione letteraria (luoghi di incontro, di discussione, di scambio, ecc.). Inoltre, i luoghi vengono considerati come un potenziale che genera delle forme letterarie, articolando la configurazione spaziale con l’immaginario dello scrittore (Dessy, Fäcker & Saint-Amand, 2017). All’incrocio fra la geocritica, la geopetica, lo studio del paesaggio e le scienze patrimoniali, l’operazione di cartografia dell’immaginario letterario (Fiorentino & Paolucci, 2017), collegata alla creazione di spazi patrimonializzati, come i sentieri, le passeggiate letterarie, i parchi letterari, costituisce una combinazione concreta fra l’itineranza, la sensibilità del territorio e la lettura, all’interno del più ampio fenomeno del Mapping Narratives (Tally, 2014). La svolta spaziale ha permesso di esplorare quartieri, città e regioni in termini di memoria letteraria e non solo di patrimonio storico o architettonico. Il turismo esplora lo spazio letterario stesso e non solo i luoghi fissati nella storia letteraria: le opere letterarie prendono vita nello spazio geografico per il visitatore. I luoghi sono raccontati secondo la memoria della creazione letteraria o, al contrario, è la finzione letteraria a narrativizzare un luogo conferendogli una memoria originale che diventa una destinazione turistica. Questa destinazione, inizialmente puramente geografica, viene creata dalla diffusione e dalla trasmissione di un'opera letteraria, come forza per raccontare la storia di un luogo.Tale legame interdisciplinare tra la geografia e il racconto, permette inoltre di contribuire a una tutela, una costruzione identitaria e una valorizzazione turistica sostenibile del territorio fondate sulla narrazione dei luoghi, o Placetelling, ossia la narrazione orientativa come pratica sociale condivisa (Pollice, 2022). In Italia è stata recentemente creata una scuola (Lecce, Università del Salento) per formare professionisti dell’interpretazione del territorio geografico nella gestione dei prodotti turistici (placetelling.it)
Come citare questa voce del dizionario: Gouchan, Y. (2023). Svolta Spaziale. In R. Baleiro, G. Capecchi & J. Arcos-Pumarola (Orgs.). E-Dictionary of Literary Tourism. University for Foreigners of Perugia.
Bibliografia:
- Abulafia, D. (2011). The Great Sea: A human history of the Mediterranean. Oxford University, Press.
- Brazelli, N. (2020). Lo spazio e la sua rappresentazione, 25-50. In Brazelli, N., L’Antartide nell’immaginario inglese. Ledizioni.
- Collot, M. (2011). La Pensée-paysage : philosophie, arts, littérature. Actes Sud.
- Collot, M. (2014). Pour une géographie littéraire. Éditions Corti.
- Cosgrove, D. (1984). Social Formation and Symbolic Landscape. The University of Wisconsin Press.
- Dessy, C., Fäcker, J. & Saint-Amand, D. (2017). Des valeurs du lieu dans les sociabilités littéraires et artistiques. Introduction. Contextes, Revue de sociologie de la littérature, 19, 1-7.
- Dionisotti, C. (1967). Geografia e storia della letteratura italiana. Einaudi.
- Ferré, A. (1946). Géographie littéraire. Le Sagittaire.
- Fiorentino, F. & Paolucci, G. (Eds.) (2017). Letteratura e cartografia. Mimesis.
- Foucault, M. (1976). La géographie doit bien être au cœur de ce dont je m’occupe. Hérodote, 1, 71-85.
- Hallet, W. & Neumann, B. (Eds.) (2009). Raum und Bewegung in der Literatur. Die Literaturwissenschaften und der Spatial Turn. Transcript Verlag.
- Lefebvre, H. (1974). La production de l’espace. Anthropos.
- Lévy, J. (1999). Le tournant géographique. Penser l’espace pour lire le monde. Belin.
- Moretti, F. (1997). Atlante del romanzo europeo. Einaudi.
- Pollice, F. (Ed.). (2022). Il Placetelling. Riflessioni sulla narrazione dei luoghi. Geotema, 68, Pàtron.
- Rosemberg, M. (2016). La spatialité littéraire au prisme de la géographie. L’Espace géographique, 4 (45), 289-294.
- Soja, E. W. (1989). Postmodern geographies: The reassertion of Space in Critical Social Theory, Verso.
- Tally Jr., R. T. (Ed.) (2014). Literary cartographies: Spatiality, representation, and narrative. Palgrave Macmillan.
- Volvey, A., Stock, M. & Calbérac, Y. (2021). Spatial Turn, tournant spatial, tournant géographique. Mouvements de géographie. Une science sociale aux tournants. halshs-03269483
- Warf, B. & Arias, S. (Eds.) (2009) The Spatial Turn: Interdisciplinary perspectives. Routledge.