
UmbriaSostenibile è il podcast nato all'interno di Rete Umbra per lo Sviluppo Sostenibile, il progetto voluto dalla Regione Umbria per promuovere politiche pubbliche più coerenti e orientate alla sostenibilità.
L'iniziativa riunisce una rete di soggetti del territorio, tra cui: ARPA Umbria, l'Università degli Studi di Perugia, l'Università per Stranieri di Perugia con il centro WARREDOC, ANCI Umbria, Felcos Umbria, Sviluppumbria e il Parco Tecnologico dell'Umbria, con l'obiettivo di costruire una governance più efficace e integrata, capace di mettere in connessione istituzioni regionali, comuni, territori e attori locali attorno a un obiettivo comune: lo sviluppo sostenibile.
Il percorso punta, inoltre, a valorizzare in modo concreto la partecipazione attiva delle nuove generazioni, affidando ai giovani la creazione di strumenti comunicativi innovativi, inclusivi e capaci di parlare al presente.
In questo quadro, l'Università per Stranieri di Perugia contribuisce alla realizzazione del podcast, offrendo uno spazio d'incontro tra memoria ed esperienza, tra presente e visione futura.
Episodio dopo episodio, UmbriaSostenibile dà voce a chi costruisce concretamente il futuro della regione, amministratori, esperti, docenti e rappresentanti delle istituzioni per trasformare la sostenibilità da concetto astratto in sfida quotidiana e condivisa.
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Umbria Sostenibile – Episodio 1
ITALO CARMIGNANI
Viviamo in un tempo in cui parole come sviluppo, futuro, ambiente e partecipazione attraversano il dibattito pubblico con insistenza. Ma quante volte ci fermiamo davvero a chiederci che cosa significano oggi? E soprattutto a chi sono dirette?
Questo podcast nasce all'interno di Rete Umbra per lo Sviluppo Sostenibile, un progetto voluto dalla Regione Umbria per promuovere politiche pubbliche che siano più coerenti e sostenibili.
Insieme ad ARPA Umbria, all'Università degli Studi di Perugia, all'Università per Stranieri con il centro WARREDOC, ad ANCI Umbria, a FELCOS Umbria, a Sviluppumbria e al Parco Tecnologico dell'Umbria. Un'iniziativa che mira a costruire una governance più efficace e integrata, in grado di connettere e mettere insieme le istituzioni regionali, i comuni, i territori e gli attori locali attorno a un obiettivo comune: lo sviluppo sostenibile.
Ma non solo. Questo percorso intende valorizzare in modo concreto la partecipazione attiva delle nuove generazioni, affidando ai giovani la creazione di strumenti comunicativi innovativi, inclusivi e capaci soprattutto di parlare al presente. A sostenere questa visione c'è l'Università per Stranieri di Perugia, che ha contribuito alla realizzazione di questo podcast offrendo uno spazio d'incontro tra memoria ed esperienza, tra presente e visione futura.
Mi chiamo Italo Carmignani, faccio il giornalista da una vita. Ho visto città crescere e foreste sparire. Ho scritto di progresso, ma anche dei suoi costi.
E oggi più che mai mi interrogo su una parola che sento ovunque, anche in modo abusato: sostenibilità. Ma cosa vuol dire davvero sviluppo sostenibile? È solo una moda o una direzione concreta per il futuro?
E soprattutto, come lo immaginano i giovani, come lo immaginano le nuove generazioni? E proprio per capire come lo immaginano le nuove generazioni, in questo viaggio io non sarò solo. Al mio fianco c'è Sofia, studentessa universitaria, voce di una generazione che vuole essere ascoltata e protagonista.
Perché non ha poco da dire: anzi, ha molto da dire.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Ciao Italo. Mi chiamo Sofia Abategiovanni, laureanda in studi internazionali per la sostenibilità e la sicurezza sociale all'Università per Stranieri di Perugia.
Oggi parlo come studentessa, ma anche a nome di tantissimi giovani che, come me, si ritrovano a vivere e a dover costruire il proprio futuro in un tempo pieno di incertezze: l'ansia per il cambiamento climatico, le disuguaglianze che si aggravano e le guerre che sembrano non finire mai. Per noi la sostenibilità non è una moda.
Né tanto meno uno slogan: anzi, è una speranza e dunque una necessità, una responsabilità, direi. Non ci accontentiamo infatti di soluzioni a metà: chiediamo coerenza, inclusione, trasparenza e soprattutto chiediamo di esserci, di partecipare e di proporre.
Spesso, in mezzo a tutto questo, ci sentiamo sopraffatti: i problemi sembrano troppo grandi, troppo complessi, troppo veloci.
E soprattutto fuori controllo. Ma proprio da questa consapevolezza nasce una nuova grinta, una spinta che viene dalla rabbia, dalla volontà di cambiare rotta.
E personalmente sogno un domani radicalmente diverso dall'oggi: un futuro in cui le decisioni rigenerino e non compromettano, includano e non escludano, in cui le tre dimensioni della sostenibilità non siano sfere separate l'una dall'altra, ma in cui ambiente, giustizia sociale ed equilibrio economico siano mondi interconnessi sotto un'unica visione, quella sostenibile.
ITALO CARMIGNANI
Questa è una bella sfida anche per noi di un'altra generazione. Però partiamo dal passato e diamo una definizione, una sorta di punto fermo, una sorta di pietra angolare. E partiamo addirittura dal 1987, quando un documento delle Nazioni Unite, il famoso Rapporto Brundtland, diede dello sviluppo sostenibile una definizione molto ferma, molto positiva.
Significava cioè la capacità di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future. E quindi, in qualche modo, un doppio impegno: salvare l'ambiente ora, ma salvaguardarlo anche per il futuro.
Certo, allora era un'idea quasi folle, perché si era in pieno sviluppo industriale, in pieno sviluppo delle nuove energie. Adesso però dobbiamo recuperarla, questa idea nobile e condivisibile. Ma secondo te è ancora attuale?
SOFIA ABATEGIOVANNI
Sicuramente. Se siamo qui a parlarne, abbiamo la necessità di tornare in un certo modo a far sì che questa idea, che purtroppo rimane solo una definizione, sia veramente applicata. Sono passati infatti quasi quarant'anni da quel documento e nel frattempo il mondo è drasticamente cambiato: il clima si è fatto più insostenibile, le risorse più scarse e le disuguaglianze più evidenti. E noi ci siamo trovati a vivere le conseguenze di scelte fatte da altri in passato, spesso senza aver potuto partecipare a quei processi decisionali.
ITALO CARMIGNANI
In questo senso ci rendi un po' colpevoli.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Beh, chiaramente la generazione presente ne risente di più. Abbiamo molte responsabilità: il mondo sembra quasi dipendere dalla nostra generazione. E questo ci mette anche un pochino, come dicevo prima, un po' di ansia. E quindi sì, continuiamo a credere in uno sviluppo che sia in grado di non compromettere il futuro, ma ci interroghiamo anche su cosa significhi, da quel rapporto a oggi, la parola «bisogni» nel mondo attuale.
E soprattutto: i bisogni di chi? Continuiamo a vedere persone che vivono nell'eccesso e persone che ancora oggi lottano per avere accesso all'acqua potabile, a un lavoro dignitoso o all'aria pulita. E poi mi stavo interrogando anche su cosa significhi non compromettere il futuro, perché per certi versi quel futuro è già stato danneggiato ed è proprio la mia generazione a pagarne le conseguenze.
ITALO CARMIGNANI
Questo lo capisco, nella vostra generazione. Certo, noi veniamo da cento anni di sviluppo economico e industriale, in cui si sono creati equilibri delicati di economia, di occupazione, di fonti energetiche, e diventa complicato spegnere tutto da un giorno all'altro, diventa complicato interrompere il processo industriale in modo brusco. Ci sono tante cose che nell'immaginario non vengono accettate.
Pensiamo per esempio alle difficoltà che incontra oggi il trasporto elettrico rispetto al trasporto con motore termico: c'è una difficoltà a interrompere questo way of life, questo sistema, e quindi dobbiamo trovare una soluzione diversa.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Beh, chiaramente le soluzioni ci sono, e infatti la mia impressione è che il problema non sia tanto la complessità nell'applicare queste nuove tecnologie, che in una certa maniera rompono con tutto quello che è stato fino ad adesso, ma più che altro la mancanza di volontà nel farlo. E soprattutto, forse, anche la mancanza di fiducia nelle nuove generazioni, che hanno un pensiero divergente, un pensiero fuori dagli schemi che sono sempre stati utilizzati fino ad adesso.
ITALO CARMIGNANI
Hai sicuramente ragione, perché dobbiamo cambiare schemi, dobbiamo cambiare anche mentalità, e questo è un punto centrale. Ma sai cosa mi spaventa di più? Che continuiamo a parlarne.
Continuiamo a discutere, continuiamo a confrontarci, continuiamo anche politicamente a litigare sulle varie soluzioni, ma il tempo scorre. Il clima va avanti, abbiamo situazioni stravolte rispetto al clima, ma anche rispetto al territorio. E quindi questo tempo che scorre ci obbliga a prendere decisioni il più in fretta possibile.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Beh, ovviamente abbiamo la necessità di parlare di queste cose, ma soprattutto, come dicevi anche tu, di agire. Quindi dobbiamo innanzitutto ascoltarci fra generazioni, e non semplicemente io che parlo alla mia generazione e tu che parli alla tua, ma trovare il modo per connetterci e per trovare soluzioni che siano realmente applicabili fra le nostre due generazioni. E soprattutto dobbiamo trovare il modo di innovare, di rigenerare, di coinvolgere le comunità e soprattutto di educare e formare chi lavorerà domani. Quindi quello che penso è che oggi più che mai serva una collaborazione proprio fra noi, per rendere concreta una parola che purtroppo, secondo me, rimane ancora troppo astratta sostenibilità.
ITALO CARMIGNANI
Bene, abbiamo fatto delle premesse abbastanza concrete dal punto di vista tecnico e anche per gli interrogativi che dobbiamo porre a quanti sono già in cammino per tutelare l'ambiente e strutturare il futuro. Proprio nella prossima puntata daremo voce a chi questo cammino lo sta percorrendo, a chi decide, e lo faremo con esperti e amministratori, docenti, rappresentanti delle istituzioni. Cercheremo in qualche modo di stanare coloro che prendono decisioni per oggi e per il futuro.
Perché la sostenibilità non sia veramente un concetto astratto, come dicevi tu, e diventi invece una sfida concreta: perché non riguarda soltanto chi amministra, ma riguarda tutti i cittadini, giovani, anziani, le famiglie. E quindi tutti quanti siamo in attesa di risposte che siano veramente decisive.
STEFANIA PROIETTI
Sono Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria. L'Umbria è il cuore verde d'Italia e per l'Umbria sostenibilità è molto più di una parola, è molto più di un concetto: sostenibilità in Umbria vuol dire un modo di vivere e di rapportarsi all'ambiente e agli altri. Sostenibilità per l'Umbria vuol dire fraternità, giustizia sociale, giustizia ambientale.
Sostenibilità per l'Umbria vuol dire costruire il futuro guardando oggi a quello che sarà domani, mettendo al centro della nostra azione quotidiana e politica le nuove generazioni. Sostenibilità per la comunità umbra vuol dire partire dalla nostra identità, fatta di accoglienza, di solidarietà, di pace, di valori di fraternità, per costruire insieme una società più equa, pronta a condividere, tesa ad assicurare la piena dignità di chi vive oggi, ponendo le basi per assicurare una vita migliore a chi verrà dopo di noi. Sostenibilità e Umbria sono una cosa sola: sostenibilità nel cuore verde d'Italia come stile di vita, come stile di cultura, come identità propria che vogliamo portare al di fuori della nostra magnifica regione. L'Umbria è sostenibilità, la sostenibilità è Umbria.
FRANCESCO ASDRUBALI
Sono Francesco Asdrubali, prorettore dell'Università per Stranieri di Perugia e direttore del master sulla rigenerazione urbana. La sostenibilità incontra nelle città una delle maggiori sfide: integrare gli aspetti socioeconomici con quelli ambientali ci fa comprendere quanto il modello di crescita e di gestione delle città debba cambiare. E il cambiamento deve avvenire adesso.
MAURA MARCHEGIANI
Sono Maura Marchegiani, delegata rettorale alle politiche per la sostenibilità dell'Università per Stranieri di Perugia. Il nostro obiettivo è offrire l'opportunità di conoscere, comprendere e analizzare le sfide complesse della contemporaneità attraverso un modello educativo innovativo, che coniughi una ricerca all'avanguardia su profili legati alle varie dimensioni della sostenibilità e una didattica interdisciplinare che integri prospettive diverse e complementari e che generi uno spazio formativo in continua evoluzione, attraverso una contaminazione di saperi, discipline e conoscenze.
LORENZO LUCARELLI
Sono Lorenzo Lucarelli, presidente di FELCOS Umbria, e credo che il nostro territorio debba sempre più dialogare con il mondo per affrontare, insieme agli altri paesi, le sfide della sostenibilità attraverso la cooperazione internazionale, cercando però di lavorare contemporaneamente alla localizzazione degli obiettivi di sviluppo dell'Agenda 2030, con politiche e iniziative concrete a livello locale.
GIOVANNI ROCCATELLI
Sono Giovanni Roccatelli, responsabile tecnico del progetto Rete Umbra per lo Sviluppo Sostenibile della Regione Umbria. Per me la sfida è definire e attuare politiche regionali attente allo sviluppo sostenibile e accompagnare i territori nel costruire e praticare la sostenibilità.
SILVIO RANIERI
Sono Silvio Ranieri, segretario generale di ANCI Umbria. I comuni, grazie alla loro prossimità ai cittadini e al territorio, hanno un ruolo cruciale nel tradurre la strategia regionale in azioni concrete: è nei territori che si costruisce il futuro, un futuro equo, resiliente e sostenibile per le nostre comunità.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Quelle che abbiamo appena ascoltato sono prospettive importanti, ricche di visione e di responsabilità. Ma ora la vera sfida è riuscire a trasformare queste visioni in un cambiamento concreto, e soprattutto ci chiediamo anche come si superano gli ostacoli reali, dalla burocrazia alla frammentazione, per rendere davvero sostenibili le nostre città, le nostre politiche e il nostro stile di vita.
Ovviamente non abbiamo tutte le risposte, ma vogliamo porre le domande giuste.
ITALO CARMIGNANI
E le domande giuste le faremo nella prossima puntata alla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti. Con lei parleremo di politiche pubbliche e di ostacoli, di possibilità e di quella sfida quotidiana che consiste nel passare dalle parole, che abbiamo fatto in tanti, anche noi finora, ai fatti concreti: i progetti e gli impegni che dovranno prendersi gli amministratori.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Questo perché il futuro non si aspetta, si costruisce. E comincia adesso. Restate connessi con noi.
Podcast 1
Presentazione dell'iniziativa
In questo episodio di presentazione di UmbriaSostenibile, il giornalista Italo Carmignani e Sofia Abategiovanni, laureanda in Studi internazionali per la sostenibilità e la sicurezza sociale all'Università per Stranieri di Perugia, dialogano sul significato concreto di sviluppo sostenibile, partendo dalla storica definizione del Rapporto Brundtland (1987) per arrivare alle sfide del presente: crisi climatica, disuguaglianze e il ruolo delle nuove generazioni.
Un confronto tra due generazioni diverse su responsabilità, partecipazione e necessità di passare dalle parole ai fatti.
Nel finale intervengono brevemente le voci dei diversi partner del progetto che saranno protagonisti delle successive puntate:
Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria
Francesco Asdrubali, prorettore dell'Università per Stranieri di Perugia e direttore del master sulla rigenerazione urbana
Maura Marchegiani, delegata rettorale alle politiche per la sostenibilità della stessa università
Lorenzo Lucarelli, presidente di Felcos Umbria
Giovanni Roccatelli, responsabile tecnico del progetto Rete Umbra per lo Sviluppo Sostenibile della Regione Umbria
Silvio Ranieri, segretario generale di Anci Umbria
Podcast 2
Ospite: Stefania Proietti
In questo episodio di UmbriaSostenibile, il giornalista Italo Carmignani e la studentessa Sofia Abategiovanni proseguono il loro dialogo intergenerazionale sulla sostenibilità.
Ospite della puntata è Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, ingegnere e già ricercatrice sui temi dell'energia sostenibile.
Il confronto è dedicato al ruolo della politica nella transizione ecologica: come gli obiettivi dell'Agenda 2030 entrano nelle linee programmatiche regionali in un'ottica One Health, perché il cambiamento climatico è una battaglia "paradigmatica" legata a giustizia sociale e pace, e quali sono le fragilità del territorio umbro tra consumo di suolo, reticolo idrografico e bombe d'acqua.
Si parla inoltre dell'obiettivo di un'Umbria a impronta di carbonio zero, delle opportunità di lavoro per i giovani attraverso il "fare rete" tra imprese e università, della legge regionale sulle aree idonee agli impianti rinnovabili e del tema delle donne nelle carriere STEM e degli stereotipi di genere da superare.
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Umbria Sostenibile – Episodio 2: Intervista a Stefania Proietti
ITALO CARMIGNANI
C'è un filo che lega tutte le generazioni: la paura di non essere ascoltati. I padri pensano che i figli siano troppo impazienti, i figli che i padri siano troppo lenti.
E così il tempo scorre, mentre i problemi restano. Ma ce n'è uno che non ammette ritardi: la sostenibilità ambientale. Io sono Italo Carmignani, giornalista e conduttore di podcast, e oggi non sarò solo: con me c'è Sofia Abategiovanni, studentessa dell'Università per Stranieri di Perugia, che porta il punto di vista di chi il futuro non lo immagina soltanto, ma dovrà viverlo sulla propria pelle.
Insieme incontreremo la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, per capire come la politica possa farsi carico non solo delle esigenze di oggi, ma soprattutto delle domande di domani. Perché la verità è semplice.
I giovani chiedono di essere ascoltati, e il pianeta pure. Ma questa volta non possiamo far finta di non sentire. Presidente Proietti, si parla in maniera diffusa di transizione ecologica, da completare entro il 2030: quali cambiamenti reali auspica che vedremo nella nostra regione?
STEFANIA PROIETTI
I cambiamenti a cui andrà incontro l'Umbria da qui al 2030 andranno di pari passo con quelle che sono le nostre linee programmatiche per l'Umbria fino al 2029. Ogni linea programmatica, all'interno anche del documento di economia e finanza che stiamo varando in questi giorni in assemblea legislativa, è connotata da uno o più degli obiettivi dell'Agenda 2030. Questo per dirvi che significato ha per noi la sostenibilità, che si esplica all'interno di ogni missione, come si chiamano tecnicamente, che la Regione Umbria deve svolgere. Le regioni sono responsabili del territorio, dell'urbanistica, della rigenerazione urbana.
Sono responsabili delle aree protette, di quelle aree protette anche a livello europeo: pensiamo ai nostri parchi naturali, ma anche alle aree Natura 2000. Sono responsabili dei laghi, dei bacini idrografici, sono responsabili delle persone. E se posso connotare il cambiamento che vedremo per primo, è quello per cui la sostenibilità entrerà all'interno del documento che programmerà la salute dei cittadini e delle cittadine umbre, in un'ottica One Health, per cui la nostra salute è un tutt'uno con la salute dell'ambiente, con la salute delle altre creature, con una salute in cui tutto è connesso.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Signora presidente, noi giovani veniamo spesso accusati di essere una generazione indolente. Secondo lei, per cosa dovremmo davvero scendere in piazza oggi? Cioè, quali sono a suo avviso le battaglie ambientali e sociali più urgenti per l'Umbria, quelle per cui valga veramente la pena mobilitarsi?
STEFANIA PROIETTI
Altro che indolenti: i giovani sono la nostra energia, la nostra fonte di energia. E la battaglia è quella del cambiamento climatico, perché è una battaglia paradigmatica: il cambiamento climatico lo provocano i ricchi, ma colpisce e uccide i poveri, che siano paesi, persone o bambini innocenti. Se ne parla poco ora, perché c'è come un'accelerazione di crisi, le guerre.
Ma purtroppo vediamo che tante guerre, una guerra mondiale a pezzi come diceva papa Francesco, corrispondono spesso ai luoghi dove ci sono fonti fossili, dove passano o dovrebbero passare, fino alle ultime recenti vicende in Medio Oriente, in cui l'energia da fonti fossili non è una comparsa: purtroppo è un attore protagonista delle crisi che si esplicano nelle guerre. Perché lottare contro i cambiamenti climatici?
Per l'emancipazione energetica che arriva con le fonti rinnovabili, proprio per avere più pace e più democrazia. È una battaglia che i giovani ormai sentono profondamente: hanno il cuore verde, che è un po' il simbolo della nostra Umbria, ce l'hanno i giovani della vostra generazione, cara Sofia. Ai miei tempi, quando è iniziato il mio percorso di ricerca proprio sul tema della sostenibilità e dell'energia sostenibile, e ti parlo di venticinque anni fa, era forte il negazionismo.
Oggi si vuole nascondere, non parlare di cambiamenti climatici; e invece spesso la questione ambientale è all'origine anche di troppi drammi sociali e di ingiustizia sociale.
ITALO CARMIGNANI
L'Umbria è descritta come il cuore verde d'Italia da sempre, ma quant'è davvero verde ancora oggi? Potrebbe darci dei numeri reali sul consumo di suolo?
STEFANIA PROIETTI
C'è una grande fragilità nel territorio umbro, ed è proprio questa, legata anche al consumo di suolo e al mancato governo, in questi anni, del reticolo idrografico: sono intimamente correlati. Il consumo di suolo innesca problemi che, insieme alle bombe d'acqua innescate dal cambiamento climatico a livello globale, possono diventare rischiosi anche per la vita delle persone. Troppo spesso assistiamo ormai a bombe d'acqua che diventano poi alluvioni o esondazioni nel nostro territorio.
Quindi l'Umbria è cuore verde sotto tanti aspetti: pensiamo per esempio al patrimonio forestale e pensiamo anche al fatto che i nostri centri siano veramente, paesaggisticamente, delle perle incastonate in questo ambiente bellissimo. Ma c'è questa fragilità. Come possiamo intervenire? Con opere di adattamento al cambiamento climatico e sempre pensando alla mitigazione del cambiamento climatico: rendere l'Umbria a impronta di carbonio zero, un'Umbria neutrale dal punto di vista della sua carbon footprint.
È un sogno non lontano, se consideriamo che anche i cosiddetti servizi ecosistemici, i nostri boschi che crescono e che vengono manutenuti, possono generare uno stoccaggio di CO2. Possiamo arrivare a questo sogno: essere la prima regione che calcola la sua impronta di carbonio e che la neutralizza.
SOFIA ABATEGIOVANNI
In Umbria molti giovani purtroppo scelgono di andarsene perché qui non vedono futuro. Vogliamo chiederle cosa sta facendo la Regione per creare nuove opportunità di lavoro, in particolare nei settori della sostenibilità e dell'innovazione, che siano veramente e realmente capaci di invertire questa tendenza e di convincerci a restare.
STEFANIA PROIETTI
Io rispondo con una parola: l'Umbria sta facendo rete. Facendo rete tra chi? Tra le imprese produttive, che nella nostra regione hanno eccellenze assolute in vari campi, peraltro: dalla moda alla meccanica di precisione, all'aerospazio, dove a livello umbro siamo estremamente avanti con i cluster, con questi metodi di fare rete tra le imprese, fino al settore alimentare, che sta sempre più cercando di innescare un processo virtuoso con la sua filiera. Quindi produzione, economia circolare, prodotto a chilometro zero, anche per le aziende alimentari.
Tutto questo ha bisogno di voi, ha bisogno della specializzazione che vorrei riuscire ad avere in maniera superdisciplinare, ormai, grazie anche alla rivoluzione digitale, da cui non si può sfuggire: non si può far finta che non esistano l'intelligenza artificiale o la digitalizzazione. Prendiamone i lati positivi. Questo essere multitasking, che significa avere una formazione, oltre che multidisciplinare, superdisciplinare, consente proprio a voi di essere pronti per le risposte che oggi le aziende chiedono.
Cosa facciamo per voi? Facciamo questa rete: università, ma non solo, anche scuola, fin dalla scuola media, che deve farvi affacciare verso un mondo del lavoro che non solo vi attende, ma che si racconta pieno anche di storie di successo, iniziate appunto da quando i nostri imprenditori erano giovanissimi. Quindi infondere speranza e fiducia, ovviamente con gli strumenti che abbiamo: con i fondi strutturali europei non solo finanziamo la stabilizzazione, e quindi contrastiamo il lavoro precario, ma stiamo cercando di attrarre giovani talenti
e di dare loro il diritto di restare. Stiamo finanziando anche le start-up, perché si può anche pensare di diventare imprenditori di se stessi e imprenditori per gli altri: io venticinque anni fa l'ho fatto, ed ero proprio mossa da queste sensibilità, perché l'ho fatto appunto sulla sostenibilità.
ITALO CARMIGNANI
Gli impianti a fonti rinnovabili sono strategici per la produzione di energia pulita, ma se non correttamente progettati e inseriti possono avere impatti significativi sul paesaggio, risorsa ambientale molto importante per la Regione Umbria. Quindi, a che punto è la Regione sul tema dell'individuazione delle aree idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili?
STEFANIA PROIETTI
Siamo avanti, tra le regioni più avanti, in quanto questa regione ha già varato la legge sulle aree idonee, con i complimenti anche della Commissione europea, della direzione energia della Commissione europea, alla quale abbiamo raccontato la nostra legge: le aree si chiamano «di accelerazione» in Commissione europea. Lo scopo dell'individuazione delle aree idonee è proprio quello di accelerare la produzione di energia da rinnovabili non impattando sull'ambiente e sul paesaggio. Ecco quindi l'individuazione, a cura della Regione, delle aree idonee a ospitare impianti rinnovabili rispetto a quelle non idonee. E questa è anche una grande funzione: la semplificazione amministrativa.
Per chi vuole dotarsi di un impianto a fonti rinnovabili, o per chi vuole investire su un impianto a fonte rinnovabile, sapere dove poterlo fare e dove non si può fare, attraverso una mappa, è un fattore di eccellenza.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Signora presidente, lei è una vera fonte di ispirazione: viene da un percorso scientifico e guida la Regione. Cosa serve, secondo lei, per spingere più ragazze a scegliere carriere STEM, anche per raggiungere ruoli di leadership? Esistono ancora, secondo lei, barriere legate a stereotipi di genere che penalizzano le donne?
STEFANIA PROIETTI
Serve raccontare il nostro esempio. Fintanto che non sono entrata in questa missione, in questo servizio politico, io andavo nelle scuole a raccontare proprio ai ragazzi la bellezza di poter essere una ricercatrice, una professoressa universitaria, un ingegnere a capo di una società di ingegneria che, dagli albori del Duemila, aveva visto nella sostenibilità non solo un motivo di ricerca, ma anche una risposta etica: e quindi un lavoro vissuto come una risposta etica anche alle crisi mondiali in termini ambientali. Raccontandolo nelle scuole, avevo poi sempre la fila dei ragazzi e delle ragazze che mi dicevano: «Anche noi vorremmo avere un lavoro così», un lavoro dove il tuo talento, anche in campo scientifico, diventa una risposta a un desiderio di fare del bene, di fare del bene agli altri. Allora, raccontandolo e raccontandolo con entusiasmo, si possono creare i sogni, generare i sogni nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze. E da ingegnere meccanica ed energetica confermo che il nostro talento, il nostro carisma nel nostro settore serve tantissimo.
E anzi, come ricordiamo sempre, ha detto il presidente Draghi in un suo famosissimo discorso: il nostro talento in questo settore serve anche al PIL del nostro paese, perché possiamo davvero dare tantissimo. Raccontare l'esperienza di vita come ricercatrice o come professionista di una materia STEM ai ragazzi può aprire loro le porte a questo desiderio, e alle ragazze può servire a battere il pregiudizio.
ITALO CARMIGNANI
Presidente, la domanda finale. Se potesse scegliere una sola misura radicale e impopolare a favore dell'ambiente in Umbria, quale farebbe nell'immediato?
STEFANIA PROIETTI
Coprirei tutti i tetti delle zone industriali di fotovoltaico, con una comunità energetica rinnovabile regionale.
ITALO CARMIGNANI
Fin qui la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti. A me non resta che salutarvi e salutare Sofia.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Ciao a tutti.
ITALO CARMIGNANI
E dare appuntamento alla prossima puntata del podcast dedicato all'Umbria sostenibile, in cui avremo il professor Francesco Asdrubali, prorettore dell'Università per Stranieri. Quindi appuntamento a presto con una nuova puntata.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Perché il futuro non si aspetta, si costruisce. E comincia adesso. Restate connessi con noi.
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Umbria Sostenibile – Episodio 3: Intervista a Francesco Asdrubali
ITALO CARMIGNANI
Un filo lega in qualche modo tutte le generazioni: la paura di non essere ascoltati. I padri pensano che i figli siano troppo impazienti, i figli che i padri siano troppo lenti. E così il tempo scorre mentre i problemi restano, ma ce n'è uno che non ammette ritardi: la sostenibilità ambientale. Io sono Italo Carmignani, giornalista e conduttore di podcast, e oggi non sarò solo: con me, come di consueto, c'è Sofia Abategiovanni, studentessa dell'Università per Stranieri di Perugia, che porta il suo punto di vista, il punto di vista dei giovani.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Buongiorno.
ITALO CARMIGNANI
Nella puntata precedente abbiamo incontrato la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, per capire meglio come la politica affronti le sfide della sostenibilità. Oggi invece vogliamo rivolgere lo sguardo al mondo della ricerca e della scienza, perché senza basi solide, senza dati e senza una visione scientifica la transizione ecologica rischia di rimanere solo un titolo.
Con noi c'è il professor Francesco Asdrubali, prorettore dell'Università per Stranieri, professore ordinario di fisica tecnica ambientale, esperto di transizione energetica, energie rinnovabili, rigenerazione urbana e impronta di carbonio.
Con lui proveremo a capire quanto siamo davvero pronti ad affrontare il cambiamento e quanto ancora c'è da fare. Professore, il termine transizione energetica è ormai utilizzato in tutti i contesti, ma concretamente cosa si intende e quali cambiamenti tangibili ci aspettiamo di vedere entro il famoso 2030?
FRANCESCO ASDRUBALI
La scienza ormai è unanime, e da diverso tempo, nell'attribuire all'azione dell'uomo i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale del pianeta. Occorre pertanto passare a un'economia e a sistemi produttivi improntati a una maggiore sostenibilità, attraverso la cosiddetta transizione energetica, talvolta denominata anche transizione ecologica.
Tutti gli esperti individuano tre principali filoni di azione per invertire la rotta e contenere l'aumento della temperatura media mondiale entro 1,5-2 gradi. Abbandonare i combustibili fossili, carbone, petrolio e gas, in favore delle energie rinnovabili e del nucleare di nuova generazione.
Elettrificare tutte le attività antropiche che sono elettrificabili e tutti i settori produttivi: i trasporti innanzitutto, la climatizzazione degli edifici e i processi produttivi facilmente elettrificabili. Utilizzare le biomasse o, meglio ancora, l'idrogeno, purché prodotto con elettricità verde, per quei processi che sono difficilmente elettrificabili, hard to abate in inglese.
Sono i trasporti aerei e navali, nonché quei processi industriali che, per le elevate temperature richieste, non sono alimentabili con l'elettricità prodotta dalle rinnovabili. Che cosa ci si attende per il 2030?
L'ONU auspicherebbe il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile elencati nell'Agenda 2030 dell'ONU per l'appunto. Purtroppo la pandemia prima e i numerosi conflitti in essere nel pianeta ora hanno allontanato nel tempo il raggiungimento di questi obiettivi, dirottando ingenti finanziamenti verso l'emergenza sanitaria e la produzione di armi. Occorre però che tutti i paesi industrializzati, e anche quelli in via di sviluppo, facciano tutti gli sforzi possibili e incentivino il più possibile la transizione energetica per raggiungere i 17 Sustainable Development Goals.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Lei parla spesso di impronta di carbonio, professore, però sembra sempre un concetto astratto, quasi da manuale. Ma davvero la mia scelta di prendere il treno invece della macchina cambia qualcosa? O stiamo solamente dando alibi a chi decide, per non agire?
FRANCESCO ASDRUBALI
L'impronta di carbonio è un concetto molto importante che, fortunatamente, si sta affermando nella conoscenza comune, ormai anche tra le persone comuni e non solo tra gli addetti ai lavori. Si parte dal presupposto che, se devo ridurre qualcosa, la devo innanzitutto misurare. E il modo per misurare le emissioni di gas serra, che causano il riscaldamento del pianeta, è proprio l'impronta di carbonio.
È un indicatore che si esprime in chilogrammi o tonnellate di CO2 equivalente e che tiene conto di tutti i gas serra disciplinati dagli accordi internazionali, il protocollo di Kyoto o l'accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, che ricordo non sono solo l'anidride carbonica, la CO2, ma anche il metano, gli ossidi di azoto e altri composti, fortunatamente emessi in quantità minori. Ma questi primi tre gas, CO2, CH4 e NOx, sono emessi dalle attività antropiche in maniera molto rilevante. E non solo dalla combustione dei combustibili fossili, ma anche, per esempio, da tutte le attività della zootecnia. Il calcolo dell'impronta di carbonio è ormai un calcolo affidabile, codificato da standard internazionali, da codici di calcolo molto attendibili, ed è importante che si diffonda, associato ai prodotti, ai beni e ai servizi che ognuno di noi utilizza giornalmente. Perché, per tornare alla domanda di Sofia, si può davvero fare qualcosa, tutti quanti noi, nel nostro stile di vita: nel modo in cui decidiamo di mangiare, di riscaldare le nostre case, di utilizzare i trasporti e di muoverci, di vestirci e così via. E sì, fa davvero la differenza prendere il treno anziché la macchina, perché per ogni chilometro percorso e per ogni passeggero una macchina di medie dimensioni emette circa 200 grammi di CO2, mentre andare con un treno Eurostar significa emetterne solo 20, quindi un decimo. Quindi fa davvero la differenza.
ITALO CARMIGNANI
Dobbiamo però confessare che la transizione energetica, per l'Italia ma anche per l'Umbria, è ancora lenta. Dal suo punto di vista, qual è il principale ostacolo: la burocrazia, la politica o la mentalità dei cittadini?
FRANCESCO ASDRUBALI
Sicuramente per la transizione energetica in Italia ci sono luci e ombre. Veniamo da un ventennio circa in cui gli incentivi concessi a livello nazionale hanno consentito un grande sviluppo soprattutto delle tecnologie solari fotovoltaiche. Questo ha consentito una penetrazione sempre più crescente dell'elettricità verde, quindi prodotta da rinnovabili, nella rete elettrica italiana. Ci sono sicuramente anche molte ombre: da un lato l'opposizione delle comunità locali alla realizzazione di questo tipo di impianti, per la nota sindrome NIMBY, not in my backyard, quindi «gli impianti fateli, ma non fateli nel giardino dietro casa mia»; le soprintendenze; la burocrazia, che ha allontanato tanti investitori internazionali dal nostro paese. Per fare un impianto a fonti rinnovabili un investitore ha bisogno di tempi certi, e la burocrazia è sicuramente, da questo punto di vista, un grande ostacolo. Tra le luci, però, possiamo dire che abbiamo degli impulsi recenti in alcuni settori, come l'agrivoltaico o le comunità energetiche rinnovabili, dove finalmente il pubblico e il privato trovano una sintesi. Il pubblico, perché sono stati emanati decreti che consentono di avere certezza nella realizzazione e nell'autorizzazione di una comunità energetica rinnovabile. Il privato, perché finalmente tanti cittadini, associazioni e imprese si stanno mettendo insieme per produrre in maniera condivisa l'elettricità da fonti rinnovabili.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Noi giovani ci sentiamo dire che dobbiamo fare la nostra parte, ma la verità è che molti pensano che non serva a niente se le grandi industrie continuano a inquinare. Professore, la mia domanda è: secondo lei chi deve fare il primo passo? Noi ragazzi, che ad esempio dovremmo rinunciare a un volo low cost perché non rispetta l'impronta di carbonio, o le aziende che continuano a produrre come se nulla fosse?
FRANCESCO ASDRUBALI
Credo che la questione non debba essere posta in questi termini, perché se poniamo la questione in questi termini automaticamente abbiamo la scusa per non agire. Come chi dice che l'Europa, che ha emissioni trascurabili rispetto a quelle di Cina e Stati Uniti, debba smettere di portare avanti il Green Deal, perché evidentemente, se Cina e Stati Uniti continuano a inquinare, non vale la pena di mettere in campo così tanti sforzi. Credo che tutti debbano fare la loro parte, e quindi anche che l'Europa debba continuare a investire sulla transizione energetica, perché l'Europa rappresenta un modello molto virtuoso, replicabile anche altrove. Oltre alla sindrome NIMBY, di cui abbiamo parlato nella domanda precedente, c'è la sindrome NIMTO, cioè not in my term of office, che è la scusa di dire: «questa cosa non rientra nei termini del mio ufficio», cioè tra le cose di cui io mi debba occupare. Tutti quanti noi ci dobbiamo occupare della cura del pianeta: sia le grandi imprese, per le quali c'è già l'obbligo del report di sostenibilità, che sarà gradualmente esteso anche alle piccole e medie imprese, sia ogni singola famiglia e ogni comunità cittadina.
ITALO CARMIGNANI
Bene, entriamo nel caso specifico dell'Umbria. Quali sono oggi i numeri reali sulla produzione e sul consumo di energia? In particolare, quanto pesano le fonti rinnovabili nella regione?
FRANCESCO ASDRUBALI
Oggettivamente la Regione Umbria appare un po' indietro rispetto al panorama nazionale. I dati del GSE nel 2023 ci dicono che le rinnovabili elettriche hanno contribuito al 44% della produzione elettrica nazionale, con l'idroelettrico in prima posizione, seguito da solare, eolico, biomasse e, infine, con un contributo abbastanza ridotto, il geotermico. Solo nel 2023 c'è stato un più 23% di potenza installata da fotovoltaico a livello nazionale. I dati dell'Umbria ci dicono, con riferimento al medesimo anno, che le rinnovabili hanno contribuito alla produzione di elettricità per il solo 22,6%, quindi la metà della media nazionale, e che nel periodo 2012-2020 l'incremento è stato solo dell'8,5%, a fronte di un incremento nazionale ben più sostenuto. Ed effettivamente, al di là dell'idroelettrico, storicamente presente nella nostra regione e nell'area del Ternano, c'è stata una discreta diffusione del fotovoltaico, mentre per esempio l'eolico non ha trovato, per le caratteristiche anche del paesaggio umbro, siti adeguati per la sua installazione.
Quindi si riscontra un certo ritardo nella Regione Umbria, che speriamo possa essere colmato al più presto.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Le città stanno cambiando, ma spesso troppo lentamente. Noi le viviamo ogni giorno e ci sembrano sempre più ostili: traffico, smog, spazi abbandonati. Professore, parliamo di rigenerazione urbana: se lei potesse ridisegnare da zero le nostre città, penso ad esempio a Perugia o a Terni, quale sarebbe la sua prima mossa?
FRANCESCO ASDRUBALI
Il tema della rigenerazione urbana è un tema molto importante, molto attuale e chiaramente anche molto complesso. È evidente che non è possibile centrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU senza un ruolo attivo delle città, perché è nelle città che si concentrano ormai la maggior parte della popolazione mondiale, delle emissioni di gas serra e della produzione di reddito.
Quindi sono le città che hanno anche, dal punto di vista della salute, dell'acqua e dell'aria, le situazioni di maggiore inquinamento. È quindi sicuramente importante concepire e pensare città più vivibili, con il ricorso a una mobilità più sostenibile, con una rigenerazione che riguarda anche il capitale naturale delle città e le aree verdi. Che cosa farei per ridisegnare le città? Beh, nessuno ha la bacchetta magica.
Certo è che in Italia, come in Umbria, il consumo di suolo è molto significativo: i dati diffusi da ISPRA relativi all'anno 2024 dimostrano che in quell'anno in Umbria si sono consumati altri 4.000 metri quadrati al giorno di suolo, 163 metri quadrati ogni ora.
E questo sicuramente è qualcosa che andrebbe arrestato: andrebbe invertita la rotta. Abbiamo tante aree dismesse che andrebbero recuperate, tanti edifici abbandonati e contenitori vuoti che andrebbero recuperati. Le amministrazioni comunali dovrebbero avere il coraggio di non concedere più concessioni per centri commerciali e nuove lottizzazioni, favorendo invece il recupero di quanto esiste e favorendo anche il rinverdimento delle aree urbane e di tutte quelle aree dismesse, per contribuire non solo alla qualità dell'aria, alla bellezza e al paesaggio, ma anche all'assorbimento della CO2.
ITALO CARMIGNANI
Molti dicono che la tecnologia ci salverà, salverà il mondo. Penso al nucleare di nuova generazione. E lei, che conosce scientificamente di cosa si tratta, pensa che l'innovazione basti da sola o serva anche altro?
FRANCESCO ASDRUBALI
C'è sicuramente un ritorno di interesse verso l'energia nucleare, sia per quanto riguarda il nucleare da fissione, che è una tecnologia già consolidata a livello industriale da decenni, sia verso il nucleare da fusione, per il quale ci sono numerosi progetti sperimentali in corso in tutto il mondo. Perché c'è un ritorno di interesse verso il nucleare? Perché l'Europa l'ha inserito tra le fonti ammesse in quella che è la tassonomia della finanza sostenibile.
Perché il nucleare ha emissioni, sull'intero ciclo di vita, dell'ordine di 10-20 grammi di CO2 per kilowattora elettrico prodotto, del tutto paragonabili a quelle dell'eolico e dell'idroelettrico. E, per fare un confronto, di due ordini di grandezza inferiori ai 1.000 grammi per kilowattora elettrico del carbone. Quindi è evidente che il nucleare può dare una grossa mano alla decarbonizzazione.
E come può darla? Può darla con le nuove tecnologie: per esempio i piccoli reattori modulari, gli small modular reactor, che sono reattori di ultimissima generazione, molto piccoli, che non hanno nulla a che vedere, quanto a taglia, con Chernobyl o con Fukushima. Sono dotati di sistemi intrinsecamente sicuri, perché si tratta di sistemi di sicurezza passiva, a basso capitale iniziale, di piccola taglia, quindi diffondibili e realizzabili in maniera anche piuttosto capillare. Sul nucleare c'è un grande interesse da parte di tanti paesi: sono 24 i paesi che stanno costruendo centrali nucleari nel mondo.
E di questi ce ne sono alcuni che non hanno mai avuto il nucleare, come l'Egitto, la Turchia o il Bangladesh; altri paesi africani, come il Ruanda e la Nigeria, ci si stanno affacciando. E anche in Europa alcuni paesi, come il Belgio, stanno rivalutando il nucleare. Quindi è sicuramente una tecnologia che ci potrà aiutare nel processo di decarbonizzazione, a cui non affidare la totalità del processo di transizione energetica, ma un pezzetto in un mix energetico complesso e articolato, che dà anche maggiore sicurezza energetica a chi si dota di questa tecnologia.
Deve proseguire, ovviamente, e anche in Italia ci si sta lavorando, la ricerca sul nucleare da fusione, che potrebbe dare all'umanità un'energia praticamente infinita e illimitata.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Professore, se tra vent'anni io sarò una quarantenne, in che tipo di città e in che tipo di mondo vivrò? E soprattutto, sarà ancora vivibile o devo già iniziare a cercare casa su Marte?
FRANCESCO ASDRUBALI
L'auspicio è che tra vent'anni sia veramente avvenuta un'inversione di rotta e che si sia imboccata la strada della transizione energetica su vasta scala mondiale. Anche qui luci e ombre: da un lato Trump, che abbandona l'accordo di Parigi; dall'altro la Cina che, se non per adesione ideologica ai principi dello sviluppo sostenibile, quantomeno per convenienza economica, sta virando tantissimo verso le fonti rinnovabili.
E quindi l'auspicio è che tra vent'anni tu, come tutti i ragazzi della tua generazione, possiate vivere in un mondo migliore, innanzitutto dove non vi siano più i conflitti dello scenario attuale. In questi giorni si sta tenendo la COP30, la Conferenza delle parti, in Amazzonia: spero e auspico che fra vent'anni gli accordi internazionali che si stanno decidendo in questi giorni, per aggiornare l'impegno preso da tutti gli stati a Parigi dieci anni fa, possano essere finalmente sulla via della realizzazione piena.
ITALO CARMIGNANI
Grazie al professor Asdrubali. A me non resta che salutarvi, e saluto anche la mia collega ormai, Sofia.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Ciao a tutti.
ITALO CARMIGNANI
E appuntamento alla prossima puntata, quando avremo un'altra professoressa dell'Università per Stranieri, Maura Marchegiani, con cui tratteremo i temi del diritto internazionale. Per una nuova puntata di Umbria Sostenibile.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Perché il futuro non si aspetta, si costruisce. E comincia adesso. Restate connessi con noi.
Podcast 3
Ospite: Francesco Asdrubali
In questo episodio di UmbriaSostenibile, il giornalista Italo Carmignani e la studentessa Sofia Abategiovanni proseguono il loro dialogo intergenerazionale sulla sostenibilità.
Ospite della puntata è Francesco Asdrubali, prorettore dell'Università per Stranieri di Perugia, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale ed esperto di transizione energetica, energie rinnovabili, rigenerazione urbana e impronta di carbonio.
Il confronto è dedicato alla dimensione scientifica della transizione ecologica: che cosa si intende davvero per transizione energetica e quali traguardi attendersi entro il 2030, come si misura e perché conta l'impronta di carbonio nelle scelte quotidiane, quali sono gli ostacoli che rallentano il processo in Italia e in Umbria, dalla burocrazia alla sindrome NIMBY.
Si parla inoltre dei dati reali sulle rinnovabili nella regione, del tema della rigenerazione urbana e del consumo di suolo, e del rinnovato interesse verso il nucleare di nuova generazione, tra piccoli reattori modulari e ricerca sulla fusione, in un'ottica di mix energetico e maggiore sicurezza.
Podcast 4
Ospite: Maura Marchegiani
In questo episodio di UmbriaSostenibile, il giornalista Italo Carmignani e la studentessa Sofia Abategiovanni continuano il loro dialogo intergenerazionale sulla sostenibilità.
Ospite della puntata è Maura Marchegiani, professoressa di Diritto internazionale all'Università per Stranieri di Perugia, delegata rettorale alle politiche per la sostenibilità e presidente del corso di laurea in Scienze sociali per la sostenibilità e la cooperazione internazionale (Soci).
Al centro del confronto c'è il ruolo della formazione universitaria nella transizione: cosa significa davvero educare alla sostenibilità, quali sono le nuove professioni del settore e perché esse richiedono competenze trasversali e una visione interdisciplinare. Si parla del corso di laurea Soci all’Università per Stranieri, dell'equilibrio tra innovazione e tradizione nella didattica, del legame inscindibile tra sostenibilità e diritti fondamentali e di come il cambiamento climatico stia diventando sempre più una questione di giustizia globale, tra migrazioni climatiche e conflitti per le risorse.
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Umbria Sostenibile – Episodio 4:. Intervista a Maura Marchegiani
ITALO CARMIGNANI
Sembra strano, ma c'è un filo che lega tutte le generazioni: la ricerca di un futuro possibile. Nelle puntate precedenti abbiamo ascoltato la voce della politica e quella della scienza.
Abbiamo capito che senza visione e senza ricerca non c'è transizione possibile. Ma c'è un altro pilastro fondamentale per costruire un domani sostenibile: la formazione.
Chi sta preparando le nuove generazioni ad affrontare la complessità del mondo che verrà? Le università sono davvero pronte ad accompagnare questo cambiamento o sono ancora ancorate a modelli del passato? E quali sono oggi le professioni della sostenibilità? Un passaggio che interessa tantissimi giovani, per il lavoro.
Oggi proviamo a rispondere a queste domande con un dialogo tra generazioni. Con me, come sempre, Sofia Abategiovanni, studentessa dell'Università per Stranieri di Perugia, che dà voce alle domande e ai dubbi della sua generazione. E oggi la nostra ospite è Maura Marchegiani, professoressa di diritto internazionale all'Università per Stranieri di Perugia, delegata del rettore alle politiche per la sostenibilità e presidente del corso di laurea in scienze sociali per la sostenibilità e la cooperazione internazionale. Professoressa, proveremo a capire come sta cambiando la formazione universitaria, quali nuove competenze serviranno al paese e come la sostenibilità sia sempre più anche una questione di diritti e di giustizia globale.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Buongiorno.
ITALO CARMIGNANI
Buongiorno professoressa, benvenuta al podcast Umbria Sostenibile e grazie per aver accettato il nostro invito. Lei ha una prospettiva privilegiata sulla sostenibilità: è delegata del rettore su queste politiche e coordina un corso di laurea dedicato proprio a questi temi. Tutti ne parlano, ma spesso in modo generico. Dal suo punto di vista accademico e istituzionale, che cosa significa davvero formazione alla sostenibilità? E perché a volte rischia di essere soltanto un'etichetta?
MAURA MARCHEGIANI
Grazie a voi per l'invito. La formazione alla sostenibilità è innanzitutto una grande responsabilità: significa educare a comprendere la complessità del mondo, l'interdipendenza tra ambiente, economia, diritti e culture. La sostenibilità implica un cambio di paradigma: se la trattiamo semplicemente come una mera etichetta, finiamo per tradire il nostro compito di studiosi e di docenti.
La sostenibilità non è e non può essere solo imparare a fare cose sostenibili, ma capire perché certe scelte sono giuste e quali sono le conseguenze sul piano individuale, locale e globale. Formare alla sostenibilità richiede allora una visione politica: bisogna cioè guardare la realtà nel suo complesso. Non è sufficiente imparare a misurare le emissioni di carbonio o conoscere le regole su cui si fonda l'economia circolare, che pure sono fondamentali. Formare alla sostenibilità significa fornire gli strumenti per consentire una lettura della complessità, per favorire un'interconnessione tra discipline, per sviluppare un pensiero critico e applicarlo alla realtà. E allora, nel nostro ateneo, la sostenibilità è un progetto e un percorso culturale prima ancora che tecnico: vogliamo formare cittadini e professionisti capaci di pensare in modo critico, di connettere conoscenze, di agire con responsabilità.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Buongiorno anche da me, professoressa. Io sono la prova vivente che i giovani credono nella formazione legata alla sostenibilità, non solo quella tecnica ma anche quella delle scienze sociali. Quando mi sono iscritta a questo corso di laurea, molti non hanno capito la mia scelta, considerandola azzardata, poco utile o addirittura da attivisti.
Vorrei quindi chiederle: quale futuro c'è per chi sceglie questa strada e perché, secondo lei, vale la pena intraprenderla nonostante i pregiudizi e le opinioni pessimistiche che spesso incontriamo nella vita di tutti i giorni?
MAURA MARCHEGIANI
Sofia, grazie per la tua domanda, che tocca un aspetto nevralgico e riflette in effetti l'ampiezza degli orizzonti verso cui la tua generazione è proiettata. Credo che la tua non sia stata una scelta azzardata: chi come te ha scelto, e continua a scegliere ogni giorno, le scienze sociali per la sostenibilità compie un investimento lungimirante per il proprio futuro e anche per il futuro della collettività. La sostenibilità non è un settore di nicchia: è la trasformazione del modo di costruire la società e il futuro. E per farlo servono figure nuove, professionisti del futuro che acquisiscano competenze trasversali di analisi sociale, mediazione delle conflittualità, cooperazione internazionale, diplomazia culturale e scientifica. Le professioni della sostenibilità riguardano la pianificazione urbana, l'economia circolare, la cooperazione internazionale, la governance delle risorse, la tutela dei diritti ambientali. E sono proprio queste le competenze più richieste dai nuovi modelli di impresa, dalle istituzioni locali, dalle istituzioni europee e dalle organizzazioni internazionali.
ITALO CARMIGNANI
E adesso entriamo nel merito del corso di laurea che lei coordina: scienze sociali per la sostenibilità e la cooperazione internazionale. È un percorso innovativo, ma è molto sfidante.
Perché nasce proprio in Umbria? E quali competenze vuole dare ai giovani che lo scelgono?
MAURA MARCHEGIANI
Questo corso nasce in Umbria per una ragione strategica, che unisce la tradizione prevalentemente umanistica dell'Università per Stranieri alle caratteristiche di questo territorio peculiarissimo. L'Umbria è un laboratorio ideale di sostenibilità diffusa: il legame tra paesaggio, comunità, piccole imprese e terzo settore è molto forte, ed è forte anche la capacità di attrarre studenti internazionali, forse anche grazie al ruolo svolto negli anni proprio dall'Università per Stranieri.
Il corso nasce per fornire strumenti concreti a chi vuole essere protagonista delle profonde transizioni e trasformazioni in atto, e dunque punta prevalentemente all'acquisizione di competenze giuridiche e costituzionali, cioè alla capacità di comprendere e applicare le norme a livello nazionale, europeo e internazionale; a una capacità progettuale e gestionale, cioè al saper pianificare interventi di cooperazione e sviluppo gestendo risorse e partenariati. E, cosa importante, punta a dare una visione globale e interculturale: è una competenza distintiva, data anche dal contesto dell'Università per Stranieri, che risulta essenziale ai fini della cooperazione. Formiamo professionisti che sappiano coniugare analisi, mediazione, responsabilità e visione globale e che dunque siano in grado di progettare e guidare la transizione in modo equo ed efficace.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Noi giovani abbiamo spesso l'impressione che il mondo cambi a una velocità impressionante, quasi disarmante: intelligenza artificiale che avanza, crisi climatica, instabilità globale. Ma spesso i percorsi di studio sembrano rimanere fermi e lenti ad aggiornarsi. Secondo lei qual è il giusto equilibrio tra innovazione e tradizione nella formazione universitaria?
MAURA MARCHEGIANI
Hai colto un punto cruciale, Sofia. L'università ha un'eredità di rigore metodologico e profondità critica che non dobbiamo disperdere: è una tradizione preziosa, che però va anche aggiornata e reinventata. E forse allora l'equilibrio sta nel trasformare non tanto cosa insegniamo, ma soprattutto come lo facciamo.
Dobbiamo forse provare a innovare le metodologie. Discipline classiche come la storia, il diritto, la filosofia, la sociologia restano senz'altro fondamentali, ma possono essere insegnate in modo nuovo, collegandole alle sfide reali, come il cambiamento climatico, le disuguaglianze, l'intelligenza artificiale, la cooperazione internazionale.
L'innovazione, allora, non è sostituire la cultura, ma renderla viva e utile per il futuro.
ITALO CARMIGNANI
Professoressa, trovo che sia una scelta strategica e per certi versi anche lungimirante che all'Università per Stranieri la delega alla sostenibilità sia stata affidata a una docente di diritto internazionale. Non solo per i contenuti, ma per la visione globale che questa disciplina porta con sé: parliamo di diritti fondamentali, di cooperazione tra paesi, ma anche della fragilità che spesso separa i principi teorici dalla loro applicazione concreta. E allora le chiedo: quant'è importante oggi tenere insieme sostenibilità e diritto internazionale?
E soprattutto, come possiamo colmare il divario tra ciò che viene scritto nei trattati e ciò che accade davvero nella realtà? È lo stesso divario che c'è nell'accademia, cioè tra il limitarsi a formare competenze o invece assumere un ruolo attivo nelle politiche di transizione?
MAURA MARCHEGIANI
Certo, il mio è un punto di vista un po' di parte, ma ritengo che la sostenibilità e il diritto internazionale siano oggi non solo indispensabili, ma anche inseparabili. Il diritto internazionale nasce per costruire un equilibrio tra stati, ma oggi è anche il linguaggio della giustizia globale e il quadro normativo che definisce ogni futuro possibile: il diritto internazionale parla di tutela dei diritti fondamentali, di clima, di biodiversità, di acqua, di sicurezza alimentare, di pace.
Il divario tra principi e realtà è in effetti evidente, ma non è un destino inevitabile: si colma attraverso la formazione e la responsabilità delle istituzioni. Quando formiamo giuristi, economisti, mediatori o comunicatori che comprendono le connessioni globali, stiamo costruendo i presupposti di un diritto che può davvero incidere sulla vita delle persone. Ed è proprio in questo che deve emergere il ruolo cruciale dell'accademia, che deve guardare al di fuori delle proprie mura per farsi parte attiva della transizione, per colmare il divario tra teoria e realtà, per diventare strumento di trasformazione sociale, politica e istituzionale.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Purtroppo, nel mondo di oggi, ancora metà della popolazione non ha accesso ai diritti fondamentali: acqua potabile, istruzione, libertà, salute. Io, come tanti miei coetanei, sento il bisogno di contribuire in modo concreto, però in un certo qual modo vorremmo salvare tutti e sentiamo di non avere la possibilità di salvare in realtà nessuno. Mi stavo chiedendo dunque: è un'utopia pensare che i professionisti della sostenibilità possano davvero cambiare la vita delle persone, anche nei contesti più fragili?
MAURA MARCHEGIANI
Non è un'utopia, è una precisa responsabilità, Sofia, è un dovere di ciascuno di noi. La sostenibilità non è solo protezione dell'ambiente, è anche giustizia sociale, diritto alla dignità, accesso alle risorse. Certo, la complessità è enorme, però non ci dobbiamo scoraggiare.
Ogni volta che un progetto crea inclusione, ogni volta che un progetto riduce le disuguaglianze, garantisce istruzione o salute, la sostenibilità si traduce in azioni concrete. E questo è esattamente il campo d'azione di quei professionisti della sostenibilità che noi intendiamo formare nel nostro ateneo: professionisti che forse non risolveranno la povertà globale da soli, ma di sicuro inizieranno a porre i mattoni per la costruzione di sistemi più equi, per una progettazione resiliente, per la mediazione dei conflitti.
Ecco, questa è la sostenibilità che intendiamo promuovere nel nostro ateneo.
ITALO CARMIGNANI
Adesso parliamo di Umbria e scenario globale. Può una realtà come la nostra, piccola ma ricca di competenze e di visioni, contribuire con le proprie politiche di sostenibilità, anche solo in piccola parte, alla cooperazione internazionale e allo sviluppo equo?
MAURA MARCHEGIANI
Direi proprio di sì. Le piccole realtà hanno una forza straordinaria: possono essere laboratori di buone pratiche. L'Umbria è un territorio con forti radici culturali e con una grande capacità di dialogo tra istituzioni, ricerca e comunità. Peraltro la nostra università, di vocazione umanistica e profondamente internazionale, si fa ambasciatrice non solo di lingue e culture, ma anche di sostenibilità e dell'eccellenza culturale dell'Umbria nel mondo.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Professoressa, secondo lei il cambiamento climatico è anche una questione di diritti violati? Dobbiamo aspettarci in futuro guerre per le risorse e nuove migrazioni climatiche?
MAURA MARCHEGIANI
Assolutamente sì. Il cambiamento climatico non è più solo una questione tecnica e ambientale, ma diventa sempre di più una questione di giustizia e di diritti fondamentali. Ci sono fenomeni a insorgenza rapida e lenta legati ai cambiamenti climatici che incidono sul diritto alla vita, alla salute, all'abitazione, all'acqua, all'alimentazione, e questi fenomeni colpiscono in modo sproporzionato proprio le situazioni e le comunità più povere e più vulnerabili, che hanno contribuito anche meno alla crisi climatica. E tutto questo porta con sé evidentemente forti squilibri sociali, da cui nascono tensioni, e arriva fino a costringere intere popolazioni ad abbandonare la propria terra, con tutto quel che ne consegue in termini di perdita di usi, tradizioni e identità. È dunque necessario individuare strumenti adeguati per gestire un futuro in cui le migrazioni climatiche, i conflitti per le risorse e la tutela dei beni comuni saranno temi centrali del diritto e della cooperazione.
ITALO CARMIGNANI
Questo è certamente interessante, perché le migrazioni climatiche sono un po' alla base della nostra civiltà moderna. Ma torniamo a un altro tema scottante, quello tra i giovani e il lavoro. Se dovesse dare un consiglio diretto a un giovane che vuole costruire una carriera nella sostenibilità, quale competenza, e le possiamo concedere una sola, dovrebbe assolutamente sviluppare da oggi?
MAURA MARCHEGIANI
Sceglierei forse la capacità di visione in modo interconnesso. Questo mi pare l'aspetto più rilevante, cioè saper unire competenze tecniche e sensibilità umanistica, leggere i problemi non per settori ma per connessioni.
La sostenibilità richiede menti capaci di immaginare scenari, di costruire percorsi interdisciplinari e di tradurre i valori in azioni concrete. Ecco, la visione, la capacità di visione, è sicuramente una competenza chiave.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Ascoltarla è assolutamente interessante, ma purtroppo dobbiamo chiudere, e vorrei farlo con una domanda personale. Lei è ottimista sul futuro? E soprattutto, noi giovani possiamo ancora permetterci di essere ottimisti?
MAURA MARCHEGIANI
Sono decisamente ottimista. Però serve un ottimismo consapevole: non un ottimismo ingenuo, ma un ottimismo fondato sulla responsabilità e sulla collaborazione.
Voi giovani state dimostrando un'incredibile dose di creatività e di coraggio. Siete consapevoli della complessità delle sfide, ma siete consapevoli anche delle vostre potenzialità. E il nostro ruolo, allora, come accademici, è fornirvi conoscenze solide e competenze trasversali per affrontare il futuro: un futuro che evidentemente non è qualcosa che ci accade, ma è qualcosa che costruiamo insieme, giorno per giorno, per trasformare le nostre speranze in progetti concreti attraverso la conoscenza, la cooperazione, la fiducia reciproca, la creatività, l'ingegno. E se continuiamo a credere che la sostenibilità sia un progetto di giustizia, beh, allora direi di sì: possiamo e dobbiamo permetterci di essere ottimisti.
ITALO CARMIGNANI
Grazie, professoressa Marchegiani, per aver condiviso con noi non solo competenze, ma anche una visione chiara. La sostenibilità non è uno slogan, è un progetto culturale che coinvolge la formazione, le istituzioni e le persone.
Oggi abbiamo capito ancora una volta che il futuro non sarà costruito solo da ingegneri e tecnici dell'energia, ma anche da nuove figure capaci di leggere la società, di mediare conflitti, di difendere diritti e di costruire cooperazione.
Insomma, la sostenibilità non è soltanto ambiente ed energia verde: è responsabilità, giustizia e soprattutto conoscenza. Adesso è il momento anche di un po' di bilancio.
Sofia, cosa ti porti a casa da questa puntata?
SOFIA ABATEGIOVANNI
Grazie Italo. Sinceramente le parole della professoressa mi hanno dato nuova speranza, anche se con un retrogusto un po' amaro, derivato dalla consapevolezza che dobbiamo tutti insieme collaborare concretamente e fare davvero azioni che siano concrete. Anche e soprattutto grazie all'educazione e all'istruzione derivanti da questi nuovi corsi stupendi, anzi, straordinari.
ITALO CARMIGNANI
E grazie a tutti voi per averci seguito anche oggi. Se vi è piaciuto questo podcast, questo episodio, condividetelo e scriveteci magari le vostre domande. Continueremo questo viaggio alla scoperta di un'Umbria che vuole crescere senza lasciare indietro nessuno.
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Umbria Sostenibile – Episodio 5: Intervista a Luca Ferrucci
ITALO CARMIGNANI
C'è un filo che lega tutte le generazioni: la ricerca di un futuro possibile. Nelle puntate precedenti abbiamo ascoltato la voce della politica, quella della scienza e quella della formazione.
Abbiamo capito che senza visione e senza ricerca non c'è transizione possibile. Ma c'è un altro pilastro fondamentale per costruire un domani sostenibile: lo sviluppo economico.
Chi accompagna realmente le imprese nella trasformazione? Le politiche industriali regionali sono pronte alla sfida della sostenibilità? E come si costruisce una crescita che non consumi il futuro? Oggi proviamo a rispondere con un dialogo tra generazioni.
Io sono Italo Carmignani e con me, come sempre, c'è Sofia Abategiovanni, studentessa dell'Università per Stranieri di Perugia, che dà voce alle domande e ai dubbi della sua generazione. Oggi il nostro ospite è Luca Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria, la società regionale per lo sviluppo economico dell'Umbria: un'agenzia regionale che da 50 anni sostiene la competitività e la crescita economica del territorio, accompagnando imprese, innovazione e investimenti. Con lui proveremo a capire se e come sia possibile coniugare sviluppo, sostenibilità e identità umbra. Buongiorno professor Ferrucci, benvenuto al podcast Umbria Sostenibile e grazie per aver accettato il nostro invito.
La sua responsabilità è strategica: guidare un'agenzia che da mezzo secolo sostiene la crescita economica dell'Umbria. Tutti parlano di imprese sostenibili, ma spesso più come slogan che come pratica concreta. Dal suo punto di vista, cosa significa davvero sviluppo sostenibile in un territorio come il nostro?
E quali rischi vede quando la sostenibilità diventa solo un'etichetta da apporre sui progetti?
LUCA FERRUCCI
Intanto grazie per l'invito. È veramente un'ottima opportunità per cercare di esprimere qualche mio piccolo pensiero su questo tema di grande, straordinaria importanza per il futuro dell'umanità e non solo della nostra regione. Noi in Italia, da alcuni decenni ormai, abbiamo un claim: Umbria cuore verde d'Italia.
Ci sentiamo davvero il cuore verde d'Italia? Lo siamo davvero? Questa è la prima domanda provocatoria che dobbiamo porci. Quando abbiamo costruito questo claim, esso ha avuto una forza di richiamo straordinaria, non solo per il turismo, ma per l'immagine e la reputazione della nostra regione. Ecco, ma oggi possiamo davvero identificarci realmente in quel claim?
E allora partiamo col fare alcune piccole analisi che riguardano la comparazione su alcuni indicatori di sostenibilità ambientale: come è posizionata la nostra regione rispetto alle altre regioni italiane? Lo dico perché noi abbiamo fatto una grande scommessa in questa regione.
Siamo il cuore verde d'Italia, ma se qualcosa non dovesse essere come ce lo raccontiamo, ne verrebbe travolta la credibilità e la reputazione della nostra regione. E allora i fatti, i numeri, gli indicatori ci dicono che, nel rapporto con le 20 regioni italiane, l'Umbria ormai, purtroppo, ha dei problemi anche dal punto di vista della sostenibilità. Mi riferisco a un rapporto recentemente pubblicato, che ha fatto questa analisi su moltissimi indicatori ambientali.
Pensiamo alle emissioni pro capite di gas serra: su 20 regioni siamo la nona peggiore. Pensiamo ai consumi finali di energia pro capite: siamo la quarta regione peggiore.
Pensiamo alle comunità energetiche attivate nella nostra regione: siamo la penultima regione. Pensiamo all'industria, in termini di consumi di energia per valore aggiunto: siamo la quarta peggiore. E poi potrei proseguire sul tema della mobilità pubblica e privata, con le emissioni che i trasporti generano, e così via. Allora c'è un grande rischio nella nostra regione: quello di chiamarci cuore verde d'Italia ma di essere una regione che purtroppo, sui temi della sostenibilità, deve percorrere ancora molta strada.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Buongiorno professore. Io parlo spesso con ragazzi che vorrebbero restare in Umbria, ma hanno paura che qui ci siano poche opportunità; eppure realtà come Sviluppumbria lavorano proprio per creare le condizioni perché le imprese crescano. Le chiedo allora in modo diretto: che futuro vede per i giovani professionisti che vogliono lavorare nell'innovazione, nel turismo sostenibile e nell'economia green? E soprattutto, l'Umbria può davvero diventare un luogo dove restare e non solo un luogo da cui partire?
LUCA FERRUCCI
L'Umbria deve diventare una regione delle opportunità per i giovani, non per gli anziani. Noi non abbiamo bisogno di costruire nella nostra regione la silver economy, cioè un'economia basata sulle persone anziane. Certo, le persone anziane hanno i loro diritti, hanno giustamente le loro rivendicazioni in termini di servizi pubblici e privati, ma una silver economy aggraverebbe il declino economico, sociale e culturale della nostra regione. E allora, come esplorare opportunità per i giovani?
Oggi ormai, nel mondo occidentale, è chiara una cosa: i giovani, soprattutto quelli di elevata scolarità, con alti titoli di studio, spesso sono chiamati a impegnarsi per creare proprie imprese. Spesso nelle imprese esistenti non trovano tutto lo spazio per valorizzare le loro capacità, le loro competenze, la loro voglia di intraprendere, la loro libertà anche di decidere. Vediamo infatti i giovani che lasciano, ormai in Occidente sono milioni, che lasciano dopo pochi anni l'azienda per la quale lavoravano per mettersi in proprio e trovare la propria avventura imprenditoriale. E scopriamo che sono una generazione di giovani davvero attenta ai temi della sostenibilità: se andiamo ad analizzare le nuove imprese nate e fatte da giovani, nascono su idee di business che non sono quelle del «voglio diventare miliardario».
Nessuno diventerà più miliardario. Ma: «voglio fare un lavoro dignitoso, che mi appaghi, perché è coerente con le mie competenze». E sono nuove imprese attente ai temi della sostenibilità, del riuso dei materiali, del riciclaggio e del reimpiego delle risorse naturali.
Queste nuove imprese nate da giovani sono davvero le prime a essere attente ai temi della sostenibilità. Ed è su queste che bisogna credere, e bisogna offrire le opportunità della nostra regione, anche a partire da tutto lo strumentario che la macchina regionale può mettere in campo.
ITALO CARMIGNANI
Professore, entriamo nel merito del lavoro di Sviluppumbria, che negli anni si è trasformata: più digitale, più vicina alle imprese, più orientata alla sostenibilità. Secondo lei perché era necessario questo cambiamento? E in quali settori l'Umbria sta mostrando più dinamismo: innovazione, manifattura, turismo, cultura? Quali sono i motori che stanno attirando davvero?
LUCA FERRUCCI
Intanto il tema della sostenibilità. Due anni e mezzo fa è stato fatto un bando regionale gestito da Sviluppumbria proprio sul tema della sostenibilità. Io non ero in Sviluppumbria, ma sicuramente c'era l'aspettativa di un successo. Ebbene, di questo bando, che aveva stanziato 2 milioni di euro, sono stati utilizzati dalle imprese solo circa 800.000 euro, per sole 88 aziende: cioè circa 10.000 euro a testa.
Allora, quello era sicuramente un bando fatto male, perché immaginare che con soli 10.000 euro ad azienda si possa fare sostenibilità è una cosa ridicola. Ma sicuramente dobbiamo preoccuparci anche di un'altra cosa: su quel bando abbiamo usato solo 800.000 euro quando ne erano stanziati 2 milioni. Quindi la prima cosa è far sì che le imprese umbre abbiano bandi sui temi della sostenibilità che intercettino i loro bisogni, per cogliere le nuove opportunità.
E oggi c'è un tessuto imprenditoriale che, ahimè, o fa da solo o non ha trovato una risposta in quell'unico bando fatto due anni e mezzo fa dal governo regionale allora in carica. È evidente l'incapacità di intercettare i bisogni delle imprese.
E allora, a cosa guardare? Beh, tutti ovviamente sanno che il quadro geopolitico ed economico mondiale è cambiato, ed è cambiato in un modo che ci preoccupa molto: la filiera automotive è un elemento di preoccupazione che riguarda il nostro export sia negli Stati Uniti sia in Germania. Abbiamo invece un tessuto agroalimentare che negli ultimi trent'anni ha avuto trasformazioni epocali, incredibili, in termini di qualificazione produttiva, e che oggi è capace di stare sui mercati internazionali, anche se i dazi trumpiani, questo sovranismo che ha preso piede anche in Occidente, ahimè, sono un elemento che affatica le nostre imprese dell'agroalimentare.
Però non dimentichiamoci le grandi capacità e le eccellenze che abbiamo nel campo della meccanica, della micromeccatronica, dell'elettronica e nella logistica: sono filiere di alta qualità, capaci di passare, con opportune politiche industriali di supporto, dalla filiera automotive a quella dell'aerospazio, a quella della nautica e ad altri campi ancora. Ecco, io credo che questi percorsi di diversificazione settoriale siano indispensabili.
Accanto però anche a una diversificazione dei percorsi di internazionalizzazione, perché, ahimè, il sovranismo in Occidente, a partire da Trump, nonché le guerre, hanno reciso dei legami tra i popoli e tra gli stati. E bisogna ricostituire, riconnettere legami, per andare a esplorare anche nuovi mercati geografici.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Noi giovani viviamo in un mondo che cambia alla velocità della luce: tra intelligenza artificiale, crisi climatica e nuovi modelli di lavoro, spesso abbiamo la sensazione che le imprese facciano fatica a tenere il ritmo. Secondo lei le aziende umbre stanno davvero innovando o rischiamo di rimanere indietro? E cosa dovrebbe fare una regione, ad esempio, per aiutarle ad accelerare?
LUCA FERRUCCI
L'innovazione è espressione di capacità nuove, e le capacità nuove stanno ovviamente nei settori nuovi dell'economia, in primis. I settori che offrono le nuove opportunità sono quelli legati al mondo dell'ICT, delle information and communication technologies, al mondo della sostenibilità, al digitale: su questi mondi si affacciano i giovani, e quindi evidentemente è uno dei modi migliori per valorizzare le loro capacità. E poi esistono imprese che apparentemente stanno in settori tradizionali, dicevo prima l'agroalimentare, il mondo della micromeccatronica: sono mondi dove apparentemente si creano componenti di basso valore aggiunto, ma che in realtà incorporano molta ricerca, incorporano molti ingegneri, molti fisici, molti chimici sui nuovi materiali, che possono offrire nuove opportunità. Oggi, come dire, perfino il bullone che viene messo in un aereo è fatto di materiali altamente innovativi, dietro i quali c'è molta ricerca e ci sono molti brevetti. È interessante scoprire, per esempio, che in questo momento in Umbria ci sono circa 90 brevetti registrati presso l'European Patent Office, e sono tanti i brevetti dormienti, cioè non messi a valore: registrati, ma che non hanno ancora dato luogo ad applicazioni innovative, a nuove imprese e così via.
Ecco, questa è una linea che secondo me può dare frutti nei prossimi mesi, nei prossimi anni, per far sorgere nuove imprese a partire dalla valorizzazione di questi brevetti dormienti che giacciono dentro i cassetti dei nostri inventori umbri.
ITALO CARMIGNANI
C'è un aspetto che mi affascina molto: l'Umbria è piccola, ma ha un sistema produttivo vario, fatto di distretti, filiere e tante piccole imprese. In questo modo il ruolo di un'agenzia pubblica è complesso: deve sostenere, ma anche orientare.
Allora le chiedo: come si bilancia la necessità di essere competitivi con l'obbligo di diventare anche sostenibili? E le imprese sono pronte ad assumersi questa responsabilità?
LUCA FERRUCCI
Il mercato da solo non può essere il catalizzatore di una transizione verso la sostenibilità. Lo dimostra bene l'industria automobilistica mondiale, soprattutto quella occidentale, che è frenata nell'approcciare nuove innovazioni tecnologiche, che porterebbero ovviamente cambiamenti anche nei modelli di utilizzo dell'automobile. Quindi ci sono settori conservatori e refrattari al cambiamento.
E però, qual è allora il ruolo delle politiche per l'innovazione, delle politiche industriali per l'innovazione? Due cose: la prima, la definizione di alcuni standard regolamentari, e questo non lo può fare l'Umbria, non lo può fare l'Italia, lo può fare l'Europa o, meglio ancora, l'Occidente. Qual è lo standard all'interno del quale si decide che vi sia concorrenza? Per esempio, nell'industria automobilistica mondiale, in Occidente, ancora oggi non vediamo questi standard come sarebbe auspicabile. E la seconda cosa è che in questi settori bisogna accompagnare la transizione con opportuni incentivi e non con sanzioni: come dire, tra il bastone e la carota, la transizione è gestita meglio se ci sono incentivi. E gli incentivi non devono essere dati all'industria tout court, ma si danno a due soggetti: o all'industria, per fare ricerca, sviluppo e innovazione, oppure ai consumatori, al mercato che decide di acquistare le cose sostenibili, e quindi offrire premi a quelle imprese che hanno queste caratteristiche. Ecco, le politiche industriali per l'innovazione lavorano o sulla ricerca e sviluppo o sul consumo, e non su quello di dare sussidi alle imprese che magari poi risultano poco credibili in termini di sostenibilità.
SOFIA ABATEGIOVANNI
E adesso vorrei affrontare un tema che mi sta davvero molto a cuore: le fragilità dei territori, le aree interne, la montagna, i borghi che si spopolano. Secondo lei lo sviluppo sostenibile può diventare una leva per far rinascere questi luoghi o è davvero solo una visione troppo romantica?
LUCA FERRUCCI
L'Umbria non è fatta di grandi città, non è fatta di città metropolitane, lo sappiamo, fortunatamente da certi punti di vista, ma è fatta di città medie: pensate a Perugia, a Terni, a Foligno; oppure è fatta talvolta di borghi disseminati in tutto il territorio, di aree interne come quelle della fascia appenninica. Ora, queste aree interne, questi borghi, stanno soffrendo un declino strutturale che va ben oltre le ragioni di un sisma, per la parte che è stata colpita dal sisma.
Questo declino esisteva già da prima e si chiamava fuga dei giovani da questi territori, invecchiamento della popolazione, cessazione delle attività economiche, cessazione di servizi pubblici e privati: scuole, trasporti, sanità e quant'altro. Quindi il problema è ovviamente complesso e articolato. Io credo però che la rinascita dei borghi sia un elemento indispensabile per la sostenibilità complessiva di questa regione. Esistono esperienze, e sono proprio quelle da cui partire, anche nel nostro paese e non solo in Umbria, che ci insegnano che un borgo non è destinato in modo irreversibile a morire. Ci sono piccoli paesi, prendiamo alcuni modelli, che sono rinati grazie agli immigrati, grazie a un capitale sociale forgiato dagli immigrati. Abbiamo borghi che hanno scoperto che l'acqua era un patrimonio e un attrattore per il turismo. Abbiamo borghi che sono rinati, in Toscana, attorno alla gestione di parchi termali.
E qui non faccio nomi. Nei borghi abbiamo un patrimonio di proprietà della Regione, un patrimonio fondiario fatto di casolari e di migliaia e migliaia di ettari di terreni, che possono essere la fonte per nuovi lavori e nuove residenze di giovani capaci di immaginare colture innovative nel campo agroalimentare. Voglio fare degli esempi apparentemente banali: abbiamo ovunque, vicino all'Umbria, delle aziende che sono leader dei loro settori e che potrebbero fare da traino a nuove imprese nate da giovani che implementano colture innovative.
Non farò nomi di aziende, ma forse tutti gli ascoltatori possono immaginarle. Se arrivano dei giovani che vogliono fare una produzione di latte biologico caprino e lavorare formaggi, perché non dare a loro, che ne so, un casolare, dei terreni o dei boschi, visto che le capre mangiano nel sottobosco, e dare la possibilità di vivere in queste aree interne? Ma queste aziende non possono essere lasciate a se stesse: magari con un mentoring, con un tutoraggio da parte di una media o grande azienda, magari umbra, specializzata nel campo lattiero-caseario. E se altri giovani dell'Alta Valle del Tevere volessero produrre piante officinali, che è un tema fondamentale per un'altra azienda localizzata in prossimità dell'Umbria, perché non dare loro terreni e casolari nelle aree interne per produrre piante officinali, facendo sì che questa azienda possa acquistare da loro le piante officinali?
Potrei fare dieci esempi. Abbiamo bisogno di far cambiare l'Umbria anche dando opportunità ai giovani, ripartendo dalle aree interne e dai borghi.
ITALO CARMIGNANI
Professore, parliamo di turismo, un ambito in cui Sviluppumbria ha una competenza centrale. Il turismo è una grande opportunità, ma può anche diventare un rischio se non è gestito con equilibrio: consumo del territorio, pressione sui borghi, modelli insostenibili.
Quindi le chiedo: come si costruisce un turismo davvero sostenibile in Umbria, capace di generare valore senza snaturare l'identità dei luoghi? E soprattutto, quali strategie state mettendo in campo per internazionalizzare il territorio e renderlo più visibile nei mercati globali?
LUCA FERRUCCI
Il tema del turismo è importantissimo per l'Umbria. Direi tre parole attorno alle quali far ruotare le politiche: il tema della raggiungibilità dell'Umbria, il tema della ricettività dell'Umbria e il tema dell'attrattività dell'Umbria. Sono i tre pilastri di una politica del turismo. La prima: la raggiungibilità.
I turisti vengono in Umbria se ci arrivano in tempi brevi; poi possiamo accettare il turismo lento, ma bisogna arrivare rapidamente in Umbria. E a oggi, per il nodo infrastrutturale di questa regione, la raggiungibilità dell'Umbria è un tema tabù, soprattutto dai paesi esteri, ma non solo: anche da molte regioni del nostro paese. È chiaro che le infrastrutture ferroviarie e le infrastrutture stradali riguardano spesso Roma più di Perugia, nel senso che le risorse finanziarie sono statali. Però non possiamo dimenticare o ignorare che abbiamo un aeroporto, e quello è di competenza regionale. Allora io credo che il nostro aeroporto sia, come dire, l'unica infrastruttura per la raggiungibilità dell'Umbria, soprattutto dall'estero, che sia nelle mani del potere regionale. Il potere è una parola metaforica.
Ecco, deve svolgere un ruolo straordinario. Diciamo che l'aeroporto ha raggiunto i 600.000 passeggeri e che ne siamo soddisfatti. Ma la prima domanda è: quanti di questi passeggeri arrivano dai nostri mercati turistici, dai mercati di export delle nostre aziende? Se cioè scopriamo, e lo sappiamo, che i nostri turisti arrivano dalla Germania, dalla Francia, dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti, quanti aerei volano dal nostro aeroporto verso destinazioni francesi o tedesche? Fortunatamente abbiamo Londra, e questo è un grande risultato. Oppure privilegiano altre destinazioni, come la Romania, l'Albania e Malta, dalle quali non credo arrivino molti turisti.
Ecco, se l'aeroporto è davvero il nostro gate per la raggiungibilità dall'estero, e se è funzionale anche alle nostre imprese che esportano sul mercato tedesco, su quello francese o su quello statunitense, io credo che per l'aeroporto si debba aprire una nuova stagione. Poi c'è il tema, ovviamente, della ricettività, sul quale abbiamo appena chiuso un bando di circa 20 milioni di euro destinato proprio alle strutture ricettive per la loro riqualificazione. E quindi su questo piano, sulla ricettività, possiamo dire di avere tante strutture, e alcune ormai ambiscono a essere di elevata qualità,
dando tra l'altro un tocco di trasformazione importante alle nostre città e ai nostri borghi, nel momento in cui si insediano strutture di elevata qualificazione che attraggono un turismo alto spendente. E poi c'è il tema dell'attrattività: non siamo fatti solo di grandi festival. Abbiamo certamente un turismo religioso, abbiamo un turismo paesaggistico e naturalistico, ma dobbiamo anche creare attrattività per potenziarlo.
Penso per esempio ai temi che riguardano i cammini, che hanno avuto un discreto successo, ma su cui c'è ancora un buon lavoro da fare; oppure a quello del cicloturismo, che sta crescendo in tutta Europa e per il quale l'Umbria potrebbe essere una destinazione naturale. Ci diciamo che abbiamo molte cose sul cicloturismo: io credo che in realtà siamo all'inizio di questo percorso.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Le faccio una domanda davvero diretta adesso, da giovane che cerca un suo posto nel mondo: se volessi lavorare nel campo dello sviluppo sostenibile, qual è la competenza, e sto parlando solamente di una, che dovrei iniziare a costruire da oggi?
LUCA FERRUCCI
Allora, intanto io mi auguro che qualunque giovane di questa regione riesca a costruire la sua opportunità. E per costruire, pensare e immaginare la propria opportunità: le opportunità nascono dall'incrocio di due cose, le passioni e le competenze. Il miglior augurio per un lavoro è unire la propria vocazione, in termini di passione, alle proprie competenze. Il tema della sostenibilità non sta solo in uno stretto ambito economico, come dire, l'energia, le rinnovabili o la plastica green: in realtà è un tema trasversale a tutti i settori. Pensate solo al confezionamento dei prodotti alimentari, destinato, anche per le direttive europee, a cambiare nei prossimi cinque anni in modo radicale.
Pensate a qualunque oggetto che noi oggi maneggiamo e che sarà destinato a cambiare. Allora, la risposta che mi sento di dare è: non focalizzarsi su un prodotto, ma focalizzarsi sulla propria passione e sulle proprie competenze. E se scopriamo di avere una passione per la musica e delle competenze nel campo archeologico, possiamo immaginare anche di unire archeologia e musica in qualcosa che sia sostenibile.
ITALO CARMIGNANI
Professor Ferrucci, chiudiamo con una domanda che facciamo a tutti i nostri ospiti: lei è ottimista sul futuro economico dell'Umbria? E soprattutto, i giovani possono permettersi di esserlo?
LUCA FERRUCCI
I giovani hanno il dovere di avere fiducia nel futuro, perché saranno loro a costruire le vie del futuro. C'è un'intera generazione che ancora oggi vuole dettare le regole del futuro, ma la speranza è che si aprano le porte alle opportunità dei nostri giovani e che li si renda protagonisti in tutto, dal mondo pubblico al mondo privato.
ITALO CARMIGNANI
Grazie al professor Ferrucci per averci accompagnato in questa riflessione sul futuro economico e sostenibile dell'Umbria. Oggi abbiamo capito che la sostenibilità non è un freno allo sviluppo, ma il suo motore più potente: innova le imprese, valorizza i territori, crea nuove opportunità e soprattutto offre ai giovani una prospettiva concreta. Sofia, cosa ci portiamo a casa da questa puntata?
SOFIA ABATEGIOVANNI
Grazie Italo. Il nostro dialogo mi ha lasciato, come sempre, molti spunti di riflessione e un dubbio stimolante: se il futuro non è solo altrove, come possiamo far capire che si costruisce anche nelle azioni che compiamo oggi, soprattutto in quelle politiche e nella governance?
ITALO CARMIGNANI
Continueremo questo viaggio alla scoperta di un'Umbria che vuole crescere senza lasciare indietro nessuno.
Podcast 5
Ospite: Luca Ferrucci
Il giornalista Italo Carmignani e la studentessa Sofia Abategiovanni proseguono il loro dialogo intergenerazionale sulla sostenibilità.
Ospite della puntata è Luca Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria, l'agenzia regionale che da cinquant'anni sostiene la competitività e la crescita economica del territorio accompagnando imprese, innovazione e investimenti.
Il confronto è dedicato al pilastro dello sviluppo economico: a partire da una lettura critica del claim "Umbria cuore verde d'Italia", messo alla prova dai dati ambientali, si discute di come coniugare crescita, sostenibilità e identità umbra.
Si parla delle opportunità per i giovani e dell'imprenditoria giovanile attenta ai temi green, del ruolo delle politiche industriali e degli incentivi, della valorizzazione dei brevetti "dormienti", della rinascita delle aree interne e dei borghi in spopolamento e di un turismo davvero sostenibile, costruito su raggiungibilità, ricettività e attrattività del territorio.
Podcast 6
Ospite: Federico Gori
In questo episodio di UmbriaSostenibile, il giornalista Italo Carmignani e la studentessa Sofia Abategiovanni proseguono il loro dialogo intergenerazionale sulla sostenibilità.
Ospite della puntata è Federico Gori, sindaco di Montecchio e presidente di ANCI Umbria, già coordinatore dei piccoli comuni dell'associazione.
Il confronto è dedicato al ruolo delle amministrazioni locali nella transizione: che cos'è ANCI Umbria, la "casa dei comuni", e perché la sostenibilità va intesa a 360 gradi, ambientale ma anche sociale.
Si parla della difficoltà di calare il tema nei piccoli comuni, stretti tra l'urgenza quotidiana e la pianificazione di lungo periodo, dell'investimento nei servizi essenziali (sanità, trasporti, scuola), della partecipazione giovanile nei processi decisionali e di esperienze concrete come il progetto "comune amico delle api".
Il dialogo affronta inoltre lo spopolamento delle aree interne e il nodo dell'occupazione, la sfida culturale della transizione ecologica, la collaborazione tra istituzioni e il tema delle energie alternative e del fotovoltaico nei territori vincolati da tutele paesaggistiche.
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Umbria Sostenibile – Episodio 6: Intervista a Federico Gori
ITALO CARMIGNANI
Parole come sviluppo, futuro, ambiente e partecipazione attraversano il dibattito pubblico con insistenza. Ma quante volte ci fermiamo davvero a chiederci che cosa significano oggi?
Noi proveremo a far emergere visioni, scelte e responsabilità su come verranno affrontati temi così decisivi dal governo regionale e dalle istituzioni locali. Questo podcast nasce all'interno della Rete Umbra per lo Sviluppo Sostenibile, un progetto voluto dalla Regione Umbria insieme alle università, alle istituzioni e agli attori del territorio, per promuovere politiche pubbliche più coerenti, integrate e soprattutto sostenibili. Un'iniziativa che punta a costruire una governance capace di connettere istituzioni, territori, comunità e soprattutto nuove generazioni attorno a un obiettivo comune: lo sviluppo sostenibile.
Il percorso mette al centro la partecipazione attiva dei giovani, affidando proprio a loro i nuovi linguaggi e i nuovi strumenti per raccontare il presente e immaginare il futuro. Giovani che metteranno a dura prova amministrazioni e decisori con le loro domande. Io sono Italo Carmignani, giornalista, e con me c'è Sofia Abategiovanni, studentessa dell'Università per Stranieri di Perugia: due generazioni che si incontrano, si confrontano, si interrogano senza sconti.
Perché la sostenibilità non è più un concetto astratto: è una necessità, è una responsabilità condivisa. In questa puntata, assieme a Sofia, incontriamo Federico Gori, sindaco di Montecchio, presidente di ANCI Umbria e già coordinatore dei piccoli comuni dell'associazione. Un confronto diretto tra due sguardi diversi: Sofia con l'urgenza di una generazione che chiede risposte adesso, lavoro, futuro, partecipazione reale, giustizia ambientale e sociale.
Un'intervista schietta, in cui emergeranno visioni, priorità e intenzioni concrete di chi rappresenta i comuni umbri e lavora ogni giorno con le comunità locali. Perché la verità è semplice: i giovani chiedono di essere ascoltati. E il pianeta pure.
Benvenuto presidente, è un piacere ospitarla al podcast di Umbria Sostenibile. La prima cosa che le vorrei chiedere è se può spiegare brevemente ai nostri ascoltatori cos'è ANCI Umbria e qual è il suo ruolo.
FEDERICO GORI
ANCI, innanzitutto, è la casa dei comuni: è quel luogo in cui le istituzioni più prossime ai cittadini, che sono i comuni, si confrontano, dove affrontiamo i problemi ma, in particolar modo, cerchiamo di pianificare il futuro delle nostre comunità. Quindi cerchiamo di trasformare i problemi in opportunità, cerchiamo di affrontare le tematiche che interessano appunto le nostre comunità con sguardi diversi e soprattutto con il moltiplicatore dell'esperienza, anzi, della sensibilità che ognuno di noi ha.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Lei ha l'onere e l'onore di tutelare e promuovere gli interessi dei comuni e delle loro comunità a livello locale, interfacciandosi con la Regione, con gli organi della pubblica amministrazione e con le altre istituzioni. Tra questi interessi rientrano anche gli obiettivi di sostenibilità? E in che modo?
FEDERICO GORI
Assolutamente sì, ma la sostenibilità per noi non è soltanto quella ambientale: è anche quella sociale e quella di garantire una qualità di vita adeguata nelle nostre comunità, grandi o piccole che siano. E quindi si può tradurre più semplicemente nelle relazioni sociali, nel vivere nelle nostre comunità, e quindi nel cercare di garantire una sostenibilità che effettivamente sia a 360 gradi, che passi anche attraverso quella ambientale ma soprattutto che si concentri sull'aspetto sociale.
ITALO CARMIGNANI
Abbiamo parlato prima con rappresentanti del mondo della ricerca, amministratori ed economisti. Ma sappiamo che la realtà italiana è fatta soprattutto di piccoli comuni, come Montecchio, quello di cui lei è sindaco. Quanto è complicato calare nel concreto il tema della sostenibilità, così spesso enunciato ai livelli più alti?
FEDERICO GORI
È complicatissimo, ma a prescindere dall'ordine demografico del comune, lo è perché gli amministratori locali vivono nell'urgenza: nel dover risolvere problemi legati alla viabilità, problemi di alcune famiglie, problemi di servizi da garantire. E questo fa sì che a volte si perda l'obiettivo, o l'orizzonte, di una pianificazione. Quindi lo sforzo che facciamo quotidianamente è quello di ragionare, parallelamente all'urgenza, anche in termini di pianificazione, cercando appunto di convergere, tra tutti i vari sindaci e le amministrazioni locali in ANCI, su una visione, e di tramutarla appunto in sostenibilità.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Da amministratore e da presidente, secondo lei qual è oggi la leva concreta per rendere la nostra regione più sostenibile?
FEDERICO GORI
La leva è quella di rafforzare appunto le nostre comunità, affinché ognuno si senta parte di questa comunità, si senta interpellato, affinché possano essere loro stessi, i cittadini, a difendere tutto ciò che ruota attorno alle nostre comunità. Chiaramente noi dobbiamo investire nei servizi: è quello che stiamo cercando di fare, soprattutto in una regione composta per lo più di aree interne, quindi a rischio spopolamento e invecchiamento demografico. Investire nei servizi, che partono dai tre cardini, che sono sanità, trasporti e scuola, fino ad abbracciare anche le più piccole attività commerciali, che poi di fatto nei nostri comuni, e nei piccoli comuni, rappresentano anche un servizio indispensabile.
ITALO CARMIGNANI
I sindaci sono spesso il primo punto di contatto tra i cittadini e le istituzioni. Quanto pesa nella vita quotidiana di un comune conciliare i bisogni immediati delle persone con una visione di lungo periodo legata proprio alla sostenibilità?
FEDERICO GORI
Il cittadino con il quale siamo abituati a confrontarci di solito ci porta in comune i problemi che ha oggi, non fra un anno o fra dieci anni. Quindi la vera sfida è quella di affrontare le problematiche attuali ma, al tempo stesso, di non perdere mai di vista quella che è la nostra missione: quella della pianificazione, quella di vedere il nostro comune proiettato nel futuro, a prescindere che sia nel medio o nel lungo termine. Noi dobbiamo fare, e lo facciamo quotidianamente, quell'opera in cui ci proiettiamo nel futuro e cerchiamo di capire come poter plasmare i servizi, piuttosto che la nostra comunità stessa.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Parlando di proiezione futura: noi giovani parliamo molto di partecipazione, ma nella pratica quanto spazio reale hanno i giovani nei processi decisionali dei comuni? E che cosa si potrebbe fare per coinvolgerli?
FEDERICO GORI
È vero, li coinvolgiamo sempre troppo poco. È una cosa sulla quale ho cercato di lavorare nel mio comune fin dall'inizio, ma al tempo stesso anche come presidente ANCI: abbiamo dato un grosso spazio ad ANCI Giovani, proprio perché siamo consapevoli che il futuro passa attraverso le nuove generazioni e che il coinvolgimento è ormai indispensabile. Devo dire che oggi più che mai ci sono tantissimi strumenti, soprattutto per interfacciarci con le nuove generazioni, a prescindere che possano essere amministratori di maggioranza o di minoranza, o associazioni o singoli cittadini, affinché possano effettivamente darci la loro visione, che può passare anche attraverso i consigli comunali dei giovani, piuttosto che dal giovane che ti ferma per strada per chiederti come può essere utile al nostro comune. Un elemento fondamentale è quello della scuola: noi dobbiamo assolutamente integrare le scuole, e lo facciamo su progetti importantissimi, ad esempio quelli della sostenibilità. L'abbiamo fatto con «Comuni amici delle api», lo facciamo su progetti che vedono appunto interessate le scuole in termini di sostenibilità e di educazione ambientale, ed è questa la vera sfida per il futuro: cercare di trasmettere la passione e la necessità di coinvolgimento ai giovani.
ITALO CARMIGNANI
Lei ha anche coordinato i piccoli comuni per ANCI Umbria. Le chiedo: i piccoli centri sono più fragili davanti alle sfide ambientali ed economiche o, al contrario, possono diventare un laboratorio di buone pratiche? E magari ci fa un esempio concreto.
FEDERICO GORI
I piccoli comuni sono un po' l'esempio della fragilità: basti pensare che lo spopolamento fa sì che non ci sia più chi si occupa della manutenzione dei territori stessi e, di conseguenza, si va incontro a problemi legati a dissesti idrogeologici e ad abbandoni. Ma al tempo stesso rappresentano anche un modello, una dimensione umana sulla quale poter magari anche sperimentare dei progetti, sulla quale poter coinvolgere la comunità, perché in particolar modo nei piccoli comuni ogni singolo cittadino si sente parte integrante di questo meccanismo straordinario.
E questo fa sì che calare progetti in realtà di dimensioni demografiche più piccole faccia sì che questi possano essere effettivamente un laboratorio. E al tempo stesso si possa avere una risposta più diretta, più franca.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Lei ha appena nominato lo spopolamento, quindi i molti giovani che lasciano i piccoli paesi per cercare opportunità altrove. Dunque la mia domanda è: secondo lei la sostenibilità può diventare anche una chiave per riportare vita, lavoro e futuro appunto in questi territori interni?
FEDERICO GORI
Noi a oggi, soprattutto sulla strategia delle aree interne, abbiamo puntato molto sui servizi. Occorre però comprendere fino in fondo che senza occupazione non può esserci un futuro: per garantire la presenza di persone sul territorio, in particolar modo di giovani, deve essere garantita l'occupazione. Bisogna dare una prospettiva ai giovani, che vogliono e devono fermarsi nei nostri territori, ed è per questo che occorre reimmaginare quelli che sono gli spazi di lavoro e il lavoro stesso, quindi legato al turismo verde, all'innovazione nei servizi, all'economia verde. Chiaramente non siamo noi, come amministratori locali, nelle condizioni di immaginare esclusivamente da soli un processo per garantire occupazione: dobbiamo mettere a terra delle iniziative con il governo regionale e nazionale, affinché si possa garantire un'occupazione, perché l'occupazione poi di fatto garantisce la presenza sul territorio.
ITALO CARMIGNANI
Parliamo spesso di transizione ecologica: dal punto di vista dei comuni, qual è oggi la difficoltà più grande? Le risorse economiche, la burocrazia, le competenze tecniche o una resistenza al cambiamento?
FEDERICO GORI
Noi parliamo spesso di risorse economiche, è un po' una deformazione anche per noi amministratori locali. Dobbiamo però essere consapevoli che la vera sfida, oltre a quella burocratica, è quella culturale: cambiare la mentalità, cercare di capire come poter tenere insieme il tutto e soprattutto cercare di essere proattivi in questa fase complessa, complicata, fragile, che ci vede tutti uniti in un unico obiettivo, appunto quello della sostenibilità.
Una sostenibilità che ha tante declinazioni, che passano inevitabilmente per le amministrazioni locali, che sono il cardine che tiene insieme appunto le comunità. Ma al tempo stesso bisogna cercare di capire quali sono quei processi che a volte sentiamo distanti da noi e che invece ci coinvolgono direttamente, quotidianamente.
SOFIA ABATEGIOVANNI
C'è, ad esempio, un progetto, un'esperienza o una scelta amministrativa che l'ha fatta veramente sentire sulla strada giusta verso una maggiore sostenibilità?
FEDERICO GORI
Tra i progetti più belli che io ho approcciato nel mio comune c'è stato quello di diventare «comune amico delle api»: insieme alle scuole, alle associazioni e ai consiglieri comunali abbiamo fatto dei percorsi di formazione, sia per le scuole sia per noi stessi, che ci hanno visto tutti uniti per la salvaguardia della biodiversità e per la salvaguardia dell'ambiente che quotidianamente ci circonda e che non apprezziamo mai abbastanza. Ecco, la consapevolezza per me è stata veramente un elemento qualificante anche nel percorso da amministratore comunale.
ITALO CARMIGNANI
In questi anni si è parlato molto di collaborazione tra istituzioni. Il rapporto tra comuni, regione e stato funziona davvero quando si tratta di sostenibilità, oppure c'è ancora troppa distanza?
FEDERICO GORI
Il rapporto che abbiamo come ANCI con i vari livelli, uno su tutti quello della Regione Umbria, ha sempre funzionato e funziona, perché abbiamo un unico obiettivo e soprattutto perché siamo consapevoli che, come istituzioni, dobbiamo attivarci in rete: non possiamo permetterci campanilismi e non possiamo permetterci divisioni. Quindi ci sono dei progetti che devono essere inevitabilmente portati avanti insieme, tenendo conto chiaramente di tutte le sensibilità che ogni territorio porta con sé, ma in particolar modo non dobbiamo mai perdere di vista quell'orizzonte di cui ci siamo detti.
Quindi sì, posso dire che per me questo meccanismo funziona. Chiaramente a volte abbiamo delle rivendicazioni da fare, a volte abbiamo dei grazie da dire, ma è proprio così che si costruiscono delle comunità che funzionano e che soprattutto si sentono parte integrante di un sistema.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Adesso una domanda un po' tosta: guardando al futuro, quale Umbria immagina tra dieci o quindici anni, se dovesse riuscire a portare avanti un percorso coerente appunto di sviluppo sostenibile?
FEDERICO GORI
Io immagino un'Umbria che non lasci indietro nessuno, un'Umbria che si attivi con tutti gli apparati, con le associazioni, con il terzo settore, con tutti coloro che esercitano un ruolo sociale nei nostri territori, affinché si possano offrire opportunità senza mai perdere la nostra identità, ma al tempo stesso immaginando una vita di qualità. E che passi soprattutto attraverso le relazioni, attraverso i servizi, attraverso tutte quelle connessioni che ci hanno visto insieme in questi anni e che devono per forza rafforzarsi, per far sì che l'Umbria possa diventare una di quelle regioni modello dal punto di vista relazionale, in primis.
ITALO CARMIGNANI
Scendiamo un po' in dettaglio e citiamo qualche esempio. Rispetto alle energie alternative, per esempio, quali sono quelle più indicate per l'Umbria? Rispetto all'acqua, qual è la risorsa che in qualche modo dobbiamo mettere in campo per salvaguardare le fonti idriche dell'Umbria?
E soprattutto, qual è la linea che dovrebbe tenere la Regione perché la sostenibilità ambientale abbia un decorso positivo e non rimanga solo sulla carta?
FEDERICO GORI
Anche su questo tema, che è un tema importantissimo e che coinvolge anche i comuni, sappiamo che dobbiamo per forza attivarci, perché le energie non sono infinite e quindi dobbiamo cercare di comprendere quale sarà l'impatto delle energie alternative nei nostri territori. Al tempo stesso dobbiamo, come dicevo prima, salvaguardare la nostra identità, ed è proprio qui che le connessioni, il dialogo e una visione a 360 gradi devono farci uscire da situazioni magari pericolose, che sono quelle che vedono interessati grandi impianti, piuttosto che alcuni impianti che magari potrebbero turbare il nostro ambiente ma che al tempo stesso sappiamo essere indispensabili.
Quindi dobbiamo cercare di capire, e lo stiamo facendo in questo caso anche con la Regione Umbria, con l'assessorato dedicato, attraverso gli incontri e soprattutto una stesura di norme che veda i comuni tutelati, ma che al tempo stesso ci spinga anche ad atti coraggiosi, per poter immaginare un futuro che passi anche attraverso l'energia alternativa.
ITALO CARMIGNANI
In un precedente podcast di Umbria Sostenibile la presidente della Regione Stefania Proietti ha parlato soprattutto di energia solare, con tutte le cautele del caso. Le pare una strada possibile?
FEDERICO GORI
Allora, in merito a questo diciamo che posso essere favorevole a una visione anche più moderna. Il fatto è che l'Umbria è fatta di comuni che spesso sono vincolati: quindi, se è vero che probabilmente dovremmo immaginare, sulle coperture dei capannoni, piuttosto che delle fabbriche, piuttosto che delle zone industriali, la possibilità del fotovoltaico, è pur vero che nella maggior parte dei casi, nei centri storici o nei centri tutelati, non siamo nelle condizioni di poterlo fare, anche volendo; cosa che io chiaramente sconsiglierei, perché abbiamo dei centri storici bellissimi, straordinari, che, sia pur con le nuove tecnologie, probabilmente non vedrebbero il benestare della soprintendenza, ad esempio.
Certo è che, al di là della percentuale di territorio considerato idoneo per le fonti alternative, dobbiamo cercare di comprendere come poter ammodernare le strutture che abbiamo, magari immaginando anche una copertura fotovoltaica. E se la presidente dell'Umbria ha detto di voler investire sul fotovoltaico, immagino che la strategia, o comunque la visione della Regione Umbria, sia molto più ampia rispetto a quella che noi abbiamo di ogni singolo comune. Noi siamo consapevoli di far parte di questo processo: noi vogliamo essere parte del processo e vogliamo sicuramente non ostacolare questa transizione. Al tempo stesso siamo però custodi del territorio, dei borghi e delle comunità: ed essere custodi della volontà delle comunità significa anche tutelare quegli aspetti paesaggistici, storici e culturali che rappresentano ogni luogo.
SOFIA ABATEGIOVANNI
Ok, adesso l'ultima domanda, presidente: qual è la decisione più coraggiosa che, secondo lei, un amministratore locale dovrebbe prendere oggi per lasciare un segno positivo domani?
FEDERICO GORI
La decisione più coraggiosa di ogni amministratore, intanto, è andare in comune ogni mattina. Ecco, detto ciò, dobbiamo considerare che purtroppo il problema attuale è avere sempre meno tempo. Noi non abbiamo più tempo, ormai viviamo una vita frenetica, viviamo una vita dove rincorriamo gli eventi, dove rincorriamo le riunioni, online e in presenza. Il vero coraggio sta nel fermarsi, nel dialogare, nel rimettere al centro la persona, le persone, a prescindere che siano consiglieri comunali con i quali ci confrontiamo ogni giorno: quindi prenderci del tempo, e farlo con tutte le persone delle nostre comunità che lo vogliono. Ecco, questa è una cosa che purtroppo vedo che sta avvenendo sempre meno, proprio a causa della frenesia, una frenesia che sembrerebbe aumentare invece di diminuire. Quindi ridare valore al tempo credo che sia un atto coraggioso.
ITALO CARMIGNANI
E ringraziamo il presidente di ANCI Umbria Federico Gori per averci concesso questa intervista, da cui sono emerse speranze, indicazioni e auspici in favore dello sviluppo sostenibile. E ringraziamo gli ascoltatori per averci seguito in questo nostro percorso, per capire meglio la strada verso un'Umbria sempre più sostenibile.