Prima giornata del convegno organizzato dal Dipartimento di Scienze umane e sociali internazionali dell'Università per Stranieri di Perugia, dal titolo: “Nel tempo della forza. Guerre, crisi della democrazia e conflitti”, organizzato per porre al centro del confronto pubblico il valore della ricerca scientifica quale strumento di lettura critica delle grandi trasformazioni che attraversano la contemporaneità: tensioni internazionali, guerre, crisi dello Stato di diritto, nuovi equilibri del potere, trasformazioni tecnologiche e ambientali.
Ad aprire i lavori è stato il rettore dell'Università per Stranieri di Perugia, prof. Valerio De Cesaris, il quale ha posto in evidenza la necessità di testimoniare la pace e di cercare di “conoscere” le realtà dove essa è negata, poiché sapere cosa accade in un determinato teatro di guerra non è la stessa cosa che aprirvi gli occhi sopra.
Gli ha fatto eco l’intervento introduttivo del direttore del Dipartimento SUSI, prof. Paolo Morozzo Della Rocca, il quale ha sottolineato come «in un tempo in cui le emozioni rischiano di orientare il dibattito più della conoscenza, la ricerca scientifica costituisce uno strumento importante per contrastare le semplificazioni e sviluppare un approccio critico alla realtà, che viene sempre più raccontata in modo mistificato».
Molto incisivi sono stati poi gli accenti della storica e scrittrice Anna Foa, la quale si è espressa nei riguardi della odierna politica dello stato di Israele con queste parole: «Dal massacro del Nova Festival in poi i diritti umani e lo stesso concetto dello stato di diritto sono stati pericolosamente mortificati da Tel Aviv: si è ad esempio proposto di togliere la cittadinanza israeliana agli autori del film Naza, ma la cittadinanza non è la caramella che si dà ai bambini quando si comportano bene, non è un premio, è un diritto inalienabile».
Tommaso Greco, filosofo del diritto, si è concentrato sulla scelta di uno Stato di perseguire o meno la via della guerra, citando Immanuel Kant: «Il filosofo di Koenisberg scriveva che se è il popolo a dover decidere sulla guerra o sulla pace, difficilmente sceglie la prima, perché le
conseguenze dei conflitti gravano sempre sulle spalle della popolazione e non su quelle di chi detiene il potere. Ecco, dunque, che occorre mettere costantemente in sicurezza la democrazia».
La giornalista Maria Concetta Mattei, per lungo tempo volto del TG2 e oggi direttrice della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo della Rai di Perugia, nella sua replica finale, ha invitato l’uditorio a testimoniare la volontà di pace e di dialogo, oltre che di democrazia, con l’organizzazione di iniziative di confronto, con l’adesione a manifestazioni di dissenso pacifico e la partecipazione ad eventi di testimonianza della volontà di far crescere il dialogo e la diplomazia costruttiva.