La "Revue des deux mondes"

particolare della copertina della rivista

Al principio rivista di lettere, scienze e arti, fu fondata a Parigi nel 1829 da P. de Ségur-Dupeyron e P. Mauroy; nel 1831 fu acquistata da Auguste Auffray e F. Buloz venne nominato suo primo direttore.

La rivista, dapprima letteraria, si occupò poi di filosofia e di scienza e dal 1833 di storia e politica, a causa della crisi che attraversò la società francese: separazione tra Chiesa e Stato, Affare Dreyfus, Prima Guerra Mondiale, ascesa dei totalitarismi.

Divenne una delle più importanti riviste della Francia e modello di numerose altre. Ebbe fra i suoi collaboratori scrittori come Charles Baudelaire, Victor Hugo, Alfred de Vigny, George Sand, Chateaubriand, Alfred de Musset, C.A. Sainte-Beuve, Alexandre Dumas e Stendhal, nonché scienziati e uomini politici.

Sospesa nel 1944, riprese le pubblicazioni nel 1947 con il titolo La revue: littérature, histoire, arts et sciences des deux mondes.

Nel 1956 si fuse con la rivista Hommes et mondes. Pubblicata dal 1972 come La nouvelle revue des deux mondes, dal 1976 ha ripreso il vecchio titolo.

La Biblioteca dell’Università per Stranieri di Perugia possiede le annate di questa importante rivista, a partire dal 1867 ad oggi.

Nel 2020 la rivista è stata restaurata e rilegata, per renderne possibile la consultazione. Il lavoro ha interessato, in particolare, tutti i fascicoli dal 1870 al 1973, per un totale di 410 tomi, restituendo alla comunità scientifica e alla città una rivista che, nel 1800, divenne una delle più importanti riviste della Francia e modello di numerose altre.

immagine della rivista

immagine della rivista

immagine della rivista

Una curiosità:
I “deux mondes” di cui parla il titolo sono l’Europa e l’America. La Revue des Deux Mondes, infatti, vuole costituire un collegamento fra i due mondi, una rivista di "viaggio", inteso come modalità fondamentale di conoscenza; da qui gli innumerevoli racconti di viaggio che costituiscono, nella collezione generale della Revue, un vero e proprio “patrimonio nel patrimonio”.