MediAsylum

Progetto SIR 2014, realizzato con il finanziamento del MIUR

Crisis management in the Mediterranean Sea under the new Regulation (EU) No 604/2013 in the context of a substantiated risk of particular pressure being placed on a Member State's asylum system

Project

Il progetto è realizzato con il finanziamento del MIUR nell’ambito del programma SIR 2014. Il Programma SIR (Scientific Independence of young Researchers) è destinato a sostenere i giovani ricercatori nella fase di avvio della propria attività di ricerca indipendente.

Il programma consiste nel finanziamento di progetti di ricerca svolti da gruppi di ricerca indipendenti e di elevata qualità scientifica, sotto il coordinamento scientifico di un Principal Investigator (PI), italiano o straniero, residente in Italia o proveniente dall'estero, che abbia conseguito il dottorato di ricerca (o la specializzazione di area medica, in assenza di dottorato) da non più di sei anni.

Team

Sommario

Il nuovo regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (GU L 180, 29.6.2013, p. 31-59) modifica il complesso sistema per la determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (Sistema di Dublino) e prevede un nuovo meccanismo di allerta rapida, di preparazione e di gestione delle crisi, nel caso, tra l’altro, di un “un rischio comprovato di speciale pressione sul sistema di asilo di uno Stato membro e/o da problemi nel funzionamento del sistema di asilo di uno Stato membro” (Art. 33).

Questo meccanismo è inteso a ridurre le incongruenze derivanti dall’assenza di un adeguato livello di armonizzazione e alla permanenza di ampie disparità tra Stati membri nell’accoglienza e nel trattamento dei richiedenti protezione internazionale. Un simile stato di cose compromette evidentemente il funzionamento del Sistema di Dublino nel suo complesso, come ampiamente rilevato dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo e dalla Corte di Giustizia dell’UE. L’entità e la complessità dei flussi di rifugiati attraverso la rotta del Mediterraneo verso l’Europa continuano drammaticamente ad illustrare l’urgenza di rafforzare, sostenere e coordinare i meccanismi di protezione internazionale negli Stati di primo arrivo (in proposito, Overview of UNHCR's operations in Europe, 19 February 2014).

Stato dell’arte

Il sistema di Dublino, recentemente modificato dal nuovo regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (GU L 180, 29.6.2013, p. 31-59), in un contesto di profonde modifiche, rese possibili dal nuovo impianto di competenze previsto dal Trattato di Lisbona, si fonda, come è noto, sulla previsione di una serie di criteri oggettivi e gerarchizzati, volti ad individuare un unico Stato responsabile per l’esame di una domanda di protezione internazionale, presentata da cittadini di Stati terzi sul territorio dell’Unione europea, oltre che in Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein, allo scopo di garantire l’accesso effettivo ed equo alle procedure e, contestualmente, di prevenire il fenomeno della presentazione di domande di protezione multiple.

L’assenza di un adeguato livello di armonizzazione e la permanenza di divergenze rilevanti nella tutela dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo all’interno del territorio dell’Unione è chiaramente all’origine delle difficoltà e delle incongruenze che hanno caratterizzato, sin dall’inizio, l’applicazione di questo meccanismo. Peraltro, nonostante la molteplicità dei criteri stabiliti dal sistema, è tradizionalmente il criterio di natura residuale a rivestire un ruolo fondamentale nella prassi. Tale criterio, previsto dall’attuale art. 13 del regolamento 604/2013 e rimasto sostanzialmente invariato rispetto alle versioni precedenti, accorda allo Stato di primo ingresso la responsabilità per l’esame della domanda di protezione internazionale. L’applicazione di questo criterio ha contribuito ad accrescere le disparità tra Stati membri, provocando un incremento significativo degli oneri gravanti sugli Stati UE posti sulla sponda settentrionale del Mediterraneo, come la Grecia, l’Italia, Malta, la Spagna (caratterizzata dalla peculiarità delle enclaves di Ceuta e Melilla).

Una simile situazione rischia di compromettere non solo il corretto funzionamento del sistema di Dublino nel suo complesso, ma di avere soprattutto un serio impatto su un’adeguata protezione dei diritti fondamentali degli individui coinvolti, come la giurisprudenza internazionale, europea e nazionale, ha rilevato. I flussi migratori attuali, caratterizzati da una percentuale di richiedenti protezione internazionale molto più elevata rispetto al passato e destinata ancora ad aumentare, accrescono le disparità tra Stati nell’accoglienza di richiedenti asilo (a tal proposito, Opinion of the European Economic and Social Committee on ‘Irregular immigration by sea in the Euromed region', 2014/C 67/07, 6 March 2014 (OJ C 67, 6.3.2014, p. 32-46) e richiedono l’individuazione di strategie mirate, improntate alla solidarietà tra Stati membri e ad un’equa ripartizione delle responsabilità.

Metodologia
Il meccanismo previsto dall’art. 33 del nuovo regolamento, entrato in vigore il 19 luglio 2013 e applicabile dal 1 gennaio 2014, è piuttosto innovativo e merita di essere adeguatamente esplorato, attraverso un’analisi dettagliata che ne identifichi le caratteristiche, i limiti, le condizioni, il contenuto, alla luce del contesto geografico, sociale, politico e giuridico (in proposito, Statement by the Director of the UNHCR Bureau for Europe, Vincent Cochetel, 59th session of the Standing Committee of the Executive Committee, UNHCR, 5 March 2014, pp. 2-3). Per la realizzazione di questo obiettivo, il progetto si articola su tre diversi livelli di analisi:
  • un’analisi a livello giuridico del nuovo meccanismo di allerta rapido previsto dall’art. 33 del regolamento n. 604/2013, nel più ampio contesto del Sistema europeo di Asilo, attualmente in via di revisione e alla luce dell’abbondante giurisprudenza resa, sul piano internazionale, europeo e nazionale, in merito al sistema di Dublino;
  • un’indagine sul piano geografico e statistico, volta ad individuare ed analizzare le principali caratteristiche delle aree del Mediterraneo particolarmente interessate dai flussi;
  • un’analisi documentale e comparativa delle procedure e del trattamento di domande di protezione internazionale a livello nazionale e locale. La ricerca è intesa, tra l’altro, a realizzare uno studio comparativo, che metta in evidenza tratti in comune e differenze principali tra gli Stati del Mediterraneo nell’accoglienza di richiedenti protezione internazionale e ad individuare strategie e sinergie possibili tra Stati nel rispetto del principio di solidarietà e di condivisione delle responsabilità, di cui l’art. 33 è espressione.

Obiettivi e risultati attesi

Al fine di contenere le incongruenze derivanti da una simile applicazione dei criteri stabiliti dal sistema di Dublino, il regolamento 604/2013 prevede un nuovo meccanismo di allerta rapida, di preparazione e di gestione delle crisi, nel caso, tra l’altro, di un “un rischio comprovato di speciale pressione sul sistema di asilo di uno Stato membro e/o da problemi nel funzionamento del sistema di asilo di uno Stato membro” (Art. 33).

Questo meccanismo, sulla cui utilità peraltro si è pronunciato anche l’UNHCR (Statement 24 giugno 2014), è peraltro il frutto di un “compromesso a ribasso” rispetto all’originaria proposta avanzata dalla Commissione che, nel 2008, aveva previsto un apparato molto più articolato e “strutturato” (volto alla sospensione generale e temporanea dei trasferimenti Dublino verso un determinato Stato che versasse in una situazione di particolare crisi o pressione migratoria), ma che i Governi, in fase di negoziati del testo definitivo del regolamento, hanno ridimensionato sensibilmente.

Così come è congegnato, questo meccanismo richiama quei principi di mutuo sostegno, solidarietà e condivisione delle responsabilità che sono alla base, anche se in termini più generali, proprio dell’art. 78 par. 3 del TFUE, a cui la Commissione ha fatto riferimento per la prima volta proprio la settimana scorsa, nell’adozione dell’Agenda europea sulla migrazione (individuando questi nuovi meccanismi di Resettlement, Relocation, Hotspot (collaborazione tra EASO, FRONTEX, Europol e Stati Membri per la rapida identificazione dei migranti in arrivo attraverso la registrazione delle impronte digitali).

Un’analisi sistematica del regolamento di Dublino e in particolare delle caratteristiche e potenzialità del meccanismo di allerta rapido si inscriverebbe dunque in una prospettiva di continuità e sviluppo con le strategie enunciate dalla Commissione e si rivelerebbe particolarmente utile

  • non solo in una prospettiva scientifico-speculativa, per i profili estremamente complessi che solleva sul piano dell’articolazione dei rapporti tra sistema europeo di asilo e tutela dei diritti fondamentali;
  • ma anche, più in generale, per una valutazione, sul piano politico-istituzionale, delle iniziative progressivamente assunte a seguito dell’approvazione della Agenda europea sull’immigrazione del maggio 2015 e dell’eventuale riformulazione o definitivo superamento del sistema di Dublino nel suo complesso, cui fa riferimento esplicito l’Agenda.

Eventi

Dettaglio della locandina

La natura giuridica dell’accordo in ambito migratorio tra l’Unione Europea e la Turchia

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Frontiere politiche e linguistiche: nuove soluzioni per vecchi problemi. Da Frontex a Ceuta e Melilla

Mercoledì, 4 maggio 2016 - 11:00 Aula B Palazzina Valitutti


Crisi migratoria, Mediterraneo e Unione Europea

Mercoledì, 27 aprile 2016 - 16:00 Aula B Palazzina Valitutti